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Basta tagli regionali sulla non autosufficienza PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Domenica 08 Aprile 2012 14:19
L'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ha stimato che in Italia la quota di popolazione con più di 65 anni passerà dall'attuale 16,8 per cento al 20,4 per cento del 2010 al 27,1 per cento del 2030.
I dati anagrafici ci dicono, quindi, che è in atto un allungamento della vita media dovuta alle migliori condizioni di vita e ai progressi della medicina, grazie alla ricerca.
Si tratta di una conquista da difendere ma che porta inevitabilmente, con l'allungamento dell'età, anche ad una maggiore percentuale di persone anziane destinate a diventare, nell'ultima fase di vita, non autosufficienti.
Il fenomeno dell'invecchiamento della popolazione e l'evoluzione dei bisogni delle persone anziane impone, quindi, di esaminare la questione di come affrontare la crescita della spesa per gli anziani, la crisi del sistema pensionistico e il collasso del sistema sanitario e assistenziale. Sono tantissime le famiglie che vivono con sempre maggior disagio la condizione di non autosufficienza di parenti e congiunti. La negativa congiuntura economica ha ulteriormente consumato le risorse con cui far fronte alle rette delle case di riposo.
Il pericolo, tutt'altro che remoto è che in mancanza di una chiara determinazione dei Livelli Essenziali di Assistenza le politiche sociali finiscano per essere programmate solo con attenzione ai limiti degli stanziamenti di bilancio. Dove ciò si verifica si costruisce un sistema di diritti sociali finanziariamente vincolati.
Sinistra Ecologia Libertà ritiene che la riorganizzazione del sistema socio assistenziale e sanitario del Veneto non possa passare attraverso ingiustificati e indiscriminati tagli.
Del resto rispondere alla non autosufficienza risolverebbe due questioni molto importanti, ossia rispondere ai bisogni dando nel contempo dignità ad una condizione umana fragile e, quindi, evitare un carico eccessivo e improprio alla sanità.
L'importo medio lordo delle pensioni è pari a circa 800,00 Euro. Se consideriamo che, in media, la quota alberghiera da corrispondere per il ricovero in una casa di riposo di un anziano non autosufficiente è pari ad Euro 55,00 al giorno ci rendiamo immediatamente conto di quanto sia gravoso l'impegno economico che la famiglia si trova ad affrontare.
In tale scenario si collocano recenti pronunciamenti del T.A.R. Veneto che hanno chiarito, una volta per tutte, che i Comuni, nel decidere se integrare o meno la quota alberghiera di un ultrasessantancinquenne dichiarato non autosufficiente dall'ASL ricoverato in RSA deve conteggiare esclusivamente il reddito del soggetto richiedente e non anche quello dei congiunti.
A tali interventi deve aggiungersi la recentissima senza della Corte di Cassazione (la num. 4558 del 22.03.2012) che ha statuito il diritto del malato di Alzheimer ad essere curato senza oneri economici (a carico, quindi, esclusivo del Servizio sanitario nazionale ) nel caso in cui le condizioni di salute richiedono una "stretta correlazione" tra "prestazioni sanitarie e assistenziali, tale da determinare la totale competenza del Sevizio sanitario nazionale".
Pur considerando le difficoltà dei Comuni nel reperimento di fondi sufficienti per far fronte alle legittime richieste di prestazioni socio-sanitarie e socio-assistenziali, è evidente che una tale situazione non può tradursi in misure che finiscano per incidere negativamente sugli utilizzatori finali, soggetti svantaggiati che la legge statale ha inteso proteggere.
Si rende, quindi, assolutamente necessario un riequilibrio tra la quota sanitaria, in carico alla Regione, e la quota sociale che invece è a carico del Comune e dei cittadini. Del resto le quote sanitarie sono bloccate da tre anni, circostanza assolutamente non compatibile con il fatto che le RSA stanno diventando strutture sempre più sanitarie e meno sociali in quanto accolgono anziani che hanno anche gravi patologie e necessitano di assistenza continua. A ciò si aggiunga il fatto che il Servizio sanitario nazionale deve corrispondere la retta sanitaria praticata dalle Rsa o da analoghe strutture nella misura di ALMENO il 50% dell'importo totale. Da ciò deriva che la retta alberghiera non può essere superiore a quella erogata dal Servizio sanitario nazionale. Cosa che, invece, spesso accade con la conseguenza che vengono ad essere "scaricati" sui malati e le loro famiglie oneri e costi non dovuti.
La Regione Veneto, inoltre, è una delle poche regioni a non aver ancora dato attuazione al Decreto legislativo 207 del 4 maggio 2001, che prevedeva una riorganizzazione del sistema delle Ipab su base regionale. Un riordino che rappresenterebbe una riforma molto importante per consentire agli enti di poter assicurare in modo efficiente l'assistenza necessaria agli ospiti anziani.
Con l'attuale normativa (vecchia di 150 anni), invece, si concretizza una pesante discriminazione fra gli ospiti assistiti dalle Ipab e quelli assistiti da istituti privati: solo alle Ipab, ad esempio, non vengono rimborsati gli oneri per le sostituzioni di malattia e di maternità del personale dipendente.
Tali maggiori costi, rispetto alle strutture private, vanno a gravare sulle rette degli ospiti residenti.
È quindi assolutamente necessaria una nuova politica socio-sanitario-assistenziale che sappia dare assoluta priorità alle attività che incidono sulla sopravvivenza delle persone non autosufficienti a causa di malattie e/o di handicap invalidanti o in gravi condizioni di bisogno socio-economico. E soprattutto in una attenta politica di riparto delle competenze e degli oneri finanziari posti dalla legge direttamente a carico degli enti locali.

Stefania Cerasoli Coordinatore SEL Vicenza Forum Politiche sociosanitarie

http://www.selvicenza.it/

 
Più poteri al Governo? PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Venerdì 11 Marzo 2011 22:05

Berlusconi continua a lamentarsi della mancanza di potere all’esecutivo, asserendo che il Governo, come organo costituzionale, ha solo “l’immagine del potere”, mentre lui quando era un imprenditore poteva fare quello che voleva, venendo guardato con rispetto e riverenza dai politici, dagli altri imprenditori nonché dai suoi stessi dipendenti. Il sistema di pesi e contrappesi tipico delle democrazie parlamentari voluto dai nostri padri costituenti, affida la nomina del Presidente del Consiglio all’autorevolezza del Parlamento con un fine molto chiaro.  In via di principio l’elezione indiretta del premier ha lo scopo di nominare persone di grande profilo, caratterizzate prima di tutto da qualità politiche e morali tali da essere al di sopra di ogni sospetto, senza che potenziali “scheletri nell’armadio” possano pregiudicare l’attività di governo. E qualora il discutibile passato di colui scelto per presiedere il Governo emergesse in seguito, il Parlamento avrebbe in qualsiasi momento la facoltà e il dovere di sostituirlo per il bene del paese.  L’elezione di Alcide De Gasperi nel 1948 fu dettata dall’esigenza di mettere un grande uomo, riconosciuto come tale da tutti, alla guida di un paese distrutto e sull’orlo della guerra civile.

Quando invece il Parlamento non si è attenuto a tale criterio, le conseguenze sono state deleterie per i suoi stessi membri. L’elezione di Craxi fu determinata all’inizio da buone intenzioni, in quanto, dopo 40 anni di stagnazione politica democristiana, emerse l’esigenza di mettere alla guida del Governo un uomo considerato allora un moderato liberista. Quando la scelta fatta si rilevò inappropriata, il Parlamento non solo non ne prese atto sfiduciandolo, ma commise l’ulteriore errore di negare l’autorizzazione a procedere quando le prove dei fatti delittuosi emersero con sufficiente chiarezza. Nonostante tutto, il Parlamento non poté in seguito esimersi dal riconoscere gli errori compiuti ed adoperarsi affinché  situazioni come quelle verificatesi non si ripetessero. Con questo proposito fu infatti abolita  quell’immunità parlamentare che i padri costituenti avevano previsto solo per quel  transitorio  momento storico in cui si trovava l’Italia (caduta del fascismo e fine della guerra).

Nel panorama politico italiano non sono mancati poi casi in cui il Parlamento si è assunto la responsabilità, di fronte  ad emergenze ben specifiche, di chiamare alla guida del governo non  politici di lungo corso, bensì tecnici di conclamata esperienza e responsabilità . Basti pensare in proposito alla nomina dell’allora “tecnico” Giuliano Amato, chiamato a presiedere il Governo per salvare l’Italia dalla bancarotta, con la realizzazione della più grande e impopolare manovra finanziaria che un Governo  italiano avesse mai realizzato nella sua storia, o a  Carlo Azeglio Ciampi,  per consentire all’Italia di entrare nell’Euro. A ben vedere non diversamente accadde in Europa. Basti pensare in proposito alla nomina da parte del Parlamento britannico di Margaret  Thatcher , nel momento in cui l’economia britannica era sprofondata in un pantano economico senza precedenti. Il leader inglese, grazie alla sua indipendenza da qualsiasi condizionamento esterno, fu in grado di prendere delle misure economiche molto impopolari, creando anche dei disastri sociali, ma sempre nella convinzione di stare operando nell’interesse collettivo..

Tutti questi personaggi hanno governato nella consapevolezza dell’illibatezza del loro passato, nella prospettiva di essere solo ed unicamente al servizio del loro paese, senza temere che potenziali ricatti potessero minare l’efficacia dei governi da loro presieduti.

 Alla luce di questi principi si può affermare che il Parlamento di una democrazia parlamentare non detiene solamente la funzione legislativa, ma è anche titolare di una funzione di garanzia nei confronti e a favore dell'esecutivo stesso.

 L’aver voluto cambiare questo assetto introducendo surrettiziamente l’elezione diretta del premier tramite l’indicazione del nome sulla scheda elettorale, è stato un modo subdolo per volere espropriare il Parlamento da questa cruciale funzione di garanzia.

 Solo oggi si possono vedere quelle disastrose conseguenze che i nostri padri costituenti vollero scongiurare.  Colui che sarebbe stato scelto direttamente dal popolo, si è insediato al Governo scegliendosi in prima persona i parlamentari, rendendoli di fatto dei suoi dipendenti.  E sempre colui che è riuscito, con un colpo di mano ad asservire il Parlamento, si lamenta ora perfino della  mancanza di poteri dell’Esecutivo arrivando a proporre la risoluzione di tale asserito problema con malsane riforme costituzionali, aventi come lungimiranti autori personaggi del calibro di Calderoli e Bossi, con buona pace dei nostri padri costituenti del calibro di Pietro Calamandrei e Umberto Terracini .

 E’ paradossale quindi che il premier “dimezzato” possa fare riferimenti nostalgici del suo passato di imprenditore, facendo finta di non sapere che, in una qualsiasi società di capitali, anche chi detiene pieni poteri economici è soggetto ad una concreta azione di responsabilità per le malefatte compiute, situazione  che si propone di evitare  con le suddette riforme costituzionali.

 In realtà le motivazioni che attualmente inducono a muovere le censure sull’assetto costituzionale delle prerogative degli organi dello Stato hanno cause più profonde.  La forza del potere non deriva solo dagli articoli della Costituzione, anzi, nasce prima di tutto dal grado d’indipendenza e autorevolezza di colui che è chiamato a prendere decisioni nell’interesse esclusivo della collettività. Tutti coloro che hanno posizioni di rendita per favori concessi in passato o tutti coloro che sono a conoscenza di fatti illeciti o moralmente discutibili, hanno sempre la capacità e la forza di condizionare l’attività di qualsiasi governante di turno.

Il paradosso ulteriore della situazione italiana è che colui che è riuscito a creare un Parlamento composto in maggioranza da soggetti da egli nominati, arriva perfino a lamentarsi dei limiti che esso gli appone nell’attività da svolgere. E ciò è divenuto ancora più  ovvio in questi ultimi mesi. Il recente acquisto di numerosi parlamentari per tenere il leader “dimezzato” a Palazzo Chigi, è infatti un’ulteriore fattore di condizionamento e di limitazione del potere dell’esecutivo. Il Parlamento, da organo di garanzia dell’indipendenza del potere esecutivo è diventato un organo ricattatore: un vero e proprio cortocircuito democratico.

Chi attualmente si lamenta per la mancanza del potere del Governo, dovrebbe essere il primo a dare le dimissioni, per consentire o l’insediamento di un altro governo con i pieni poteri costituzionalmente garantiti, oppure di consentire ai cittadini la possibilità di eleggere un nuovo Parlamento, composto questa volta da uomini indipendenti e liberi, se non altro anche per ricordare ai cittadini che la precarietà del lavoro riguarda in Italia tutti i lavoratori dipendenti, anche quelli di Berlusconi in Parlamento

  Niccolò Della Lucilla

 
Gheddafi show: Dov'era la Lega? PDF Stampa E-mail
Scritto da Mattia Bertin   
Martedì 31 Agosto 2010 08:42

Il nostro Paese non è nuovo alle visite "esuberanti" del Colonnello Gheddafi; eppure questa volta se l'è proprio goduta.
Non gli sono bastate le 200 avvenenti hostess ad accoglierlo, le fedelissime amazzoni in mimetica, i 30 cavalieri berberi da far concorrere col nostrano Reggimento dei Carabinieri a cavallo e la notissima tenda beduina montata nel giardino dell'ambasciata libica.
No, il Colonnello ha voluto spingersi ben oltre la sopportabile decenza:
prima ha tenuto una lezione su come le donne musulmane in Libia godano di maggiore rispetto e diritti di quelle occidentali, poi ha chiesto 5 miliardi di euro per costruire un'autostrada nel deserto libico, pena l'apertura delle frontiere ai clandestini per far diventare l'Europa "nera" ed infine ha pronosticato un'Europa di fede islamica, in spregio a secoli di cultura e tradizioni cristiane.
Quello che ci stupisce, non è tanto il delirio romano del leader libico, quanto come sia possibile che tutto questo gli sia stato concesso e pagato (è lampante infatti che hostess, carabinieri a cavallo, trasporti, vitto e alloggio, sono tutte spese che ricadono sui contribuenti italiani).
Come è possibile che questo Governo e questa Maggioranza non abbiano replicato ad alcuna esternazione del Colonnello?
Com'è possibile che un dittatore straniero, ospite nella capitale della Repubblica, venga ad intimare la consegna di denaro ed a pronosticare la fine della religione cristiana nel silenzio generale dei partiti di Governo?
Com'è possibile che la Lega Nord, solitamente ruggente su questi temi, non abbia proferito parola e che nemmeno Bossi abbia esternato i suoi pensieri coi tradizionali "messaggi digitali"?
Anche in questa circostanza il Governo ed i partiti che lo sostengono hanno abdicato ai loro ruoli in favore di un teatrino che in Francia, Inghilterra e Germania mai avrebbe potuto avere luogo. 
Berlusconi è stato abile, o forse obbligato, nell'imporre il silenzio ai partiti di maggioranza, PDL e Lega, per evitare ulteriori polemiche e fratture interne al centrodestra; tuttavia questo silenzio ha mortificato le istituzioni, le donne e l'intero paese.

Cara Lega, Roma sarà pure ladrona, ma di certo è comoda la poltrona.

Davide Vittorelli
Sinistra Ecologia Libertà di Vicenza

 
I Due Volti della Lega. PDF Stampa E-mail
Scritto da Mattia Bertin   
Giovedì 19 Agosto 2010 13:37

Con l’inizio della fine dell’estate,anche nel Vicentino,come a livello nazionale,emergono i primi
scandali.
Un Assessore alla Sicurezza nonché segretario locale della Lega Nord di Barbarano Vicentino
viene sorpreso ad integrarsi la busta paga con la gestione di un prolifico giro di prostituzione
online,rischiando l’incriminazione per favoreggiamento alla prostituzione.
E’ ovvio che una notizia del genere, alla luce degli scandali nazionali come quello della P3,può
non stupire più di tanto.L’immoralità e la disonestà dei politici in Italia è largamente accettata
ed a volte stimata e supportata dalla popolazione.
Ma a questo punto una riflessione a livello locale andrebbe fatta.
Che cos’è la Lega esattamente?Taluni studiosi tendono a equipararla al PCI,per la disciplina
e la coerenza morale dei suoi militanti,per il radicamento popolare,per la nettezza delle sue
posizioni.
Forse quest’analisi,se fosse vera, è un po’ vecchia e deve essere riformulata alla luce della
grande crescita che la Lega ha avuto negli ultimi 3 anni in voti,amministratori ed iscritti.
Guardando i molti scandali silenziosi che imperversano nelle lande “padane”sembra di capire
che il Carroccio stia diventando un partito pieno d’ ipocrisia, di doppiogiochismo.
Il partito che si erige a difensore della moralità,a custode dell’ortodossia cristiana,a
preservatore della purezza della razza “padana”, in realtà è un’associazione in parte composta
da ipocriti,arrivisti e populisti,come era una volta la Dc.
Una formazione politica seria stabilisce sempre una deontologia interna,una coerenza morale
tra ciò che si sostiene e chi la sostiene.
Questa crescita repentina della Lega forse ne ha cambiato la natura stessa,passando da un
luogo culla di (non)valori populisti-razzisti, a punto di approdo di giovani rampanti desiderosi
di far facilmente carriera.
Lo scandalo di Barbarano Vicentino in questo caso può essere un valido esempio.
Alla fine è sempre stato così in Italia. Iscriversi a un partito in crescita,militarci facendo
finta di condividerne i valori,farsi eleggere e accasarsi definitivamente con un posto da
amministratore,è sempre stata un’attitudine diffusa.

Niccolò Della Lucilla
Sinistra Ecologia Libertà di Vicenza

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Agosto 2010 21:18
 
comunicato congiunto con FdS su lavoro PDF Stampa E-mail
Scritto da Mattia Bertin   
Mercoledì 23 Giugno 2010 09:22

pubblichiamo il documento congiunto su Pomigliano elaborato da FdS e SEL di VICENZA

 

 

I diritti non si barattano

 
L’accordo-ricatto di Pomigliano cancella i diritti inalienabili di ogni cittadino in nome del 
“dio mercato”. In quell’accordo non c’è nulla di moderno. C’è, forte, la volontà di
sfruttare i lavoratori e di cancellare in un colpo solo i diritti conquistati con dure lotte
e sacrifici.
 
L’accordo ultimativo della FIAT è un vero e proprio ricatto. In cambio di lavoro prevede:
·      un sistema di sanzioni nei confronti di sindacati, RSU, singole lavoratrici e 
lavoratori che, di fatto, cancella il diritto alla contrattazione collettiva;
·      di punire chi sciopera anche con il licenziamento;
·      di non pagare il trattamento di malattia previsto a suo carico; 
·      di derogare al riposo di almeno 11 ore previsto per legge da un turno all’altro; 
·      di ridurre le pause in catena di montaggio; 
·      di prevedere lo straordinario obbligatorio (che passa da 40 a 120 ore) comandato 
dall’azienda a sua discrezione, anche durante la pausa mensa o nei giorni di riposo.
E così via, aumentando i ritmi, riducendo i diritti, trasformando i lavoratori in “pezzi di 
un ingranaggio” che serve solo a produrre profitto. Lavoratori-robot, macchine che
devono comunque ringraziare il padrone che concede loro di lavorare. E qualcuno ha il
coraggio di chiamare “modernità” tutto questo.
 
Anche se vogliono farla ricadere sulla FIOM, la responsabilità di quello che succederà 
a Pomigliano è comunque dei padroni della FIAT, della loro arroganza. Sono loro che,
volendo imporre un vero e proprio ricatto mascherato da accordo umiliante, di fatto
puntano una pistola alla tempia dei lavoratori. Lo fanno perché si sentono forti e sanno
di poter contare su un governo a loro servile. Dopo aver creato le condizioni per
l’aumento della disoccupazione, chiedono a gran voce maggiore “produttività” e la
vogliono raggiungere con lo sfruttamento del lavoro altrui.
 
La FIOM ha fatto bene a non accettare il ricatto e a non firmare la proposta della fiat
 
Noi condanniamo con fermezza le posizioni del governo, di confindustria, di CISL, UIL e UGL. 
Ma ugualmente condanniamo la posizione di un’opposizione parlamentare che è troppo timida e
servile nei confronti delle imposizioni di Marchionne. Per troppi esponenti del PD (da Letta
a Veltroni, dal piemontese Chiamparino al veneto Bottaccin) cancellare i diritti
costituzionali è diventato “inevitabile”. E così senza opposizione in Parlamento passeranno
nuove “riforme” che colpiranno i lavoratori e i pensionati. Un poco alla volta, lentamente,
pacatamente, “veltronianamente” ci troveremo a vivere in una società sempre più
ingiusta. Ma la dovremo subire senza protestare perché, ci dicono, non c’è alternativa al
ricatto della FIAT e dei padroni.
NOI NON CI STIAMO
Ogni democratico dovrebbe aprire gli occhi, alzare la testa, informarsi e informare su quello che 
sta succedendo a Pomigliano e in tutta Italia. È non solo utile ma necessario appoggiare la
lotta della FIOM per costringere la FIAT a non violare diritti costituzionali, a riaprire le
fabbriche in Italia e rispettare le leggi e i contratti nazionali in vigore. Ne va della
libertà di ognuno di noi.
Per questo il 25 giugno siamo al fianco di CGIL e FIOM, in piazza per lottare uniti. Solo
con la determinazione necessaria senza baratti né compromessi si difende il lavoro.
 
 Federazione della sinistra – PdCI-PRC
 Sinistra Ecologia e Libertà
Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Giugno 2010 17:35
 
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