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Scritto da verona   
Sabato 21 Gennaio 2012 07:17

TERRA NOSTRA

PIANIFICAZIONE URBANISTICA SOSTENIBILE PER LA MESSA IN SICUREZZA E LA TUTELA DEL   NOSTRO TERRITORIO PROVINCIALE

 

Da oltre mezzo secolo sappiamo che tre quinti del nostro territorio nazionale è a rischio di alluvioni, frane, erosioni e dissesti di vario genere.

Da oltre dieci anni sappiamo che   i cambiamenti climatici ed i livelli di inquinamento dell’aria hanno reso ancora più drammatica la situazione ,compromettendo la salute dei cittadini e la fragilità del territorio.

Sappiamo che consumiamo più cemento pro capite di quanto se ne consumi negli Stati Uniti  e che ogni anno 250000 ettari  di territorio vengono cementificati .

Ma i poteri “forti” che  governano  Regione,Provincia e Comuni (Pdl e Lega Nord per l’indipendenza della padania) si illudono di rilanciare lo sviluppo secondo i vecchi meccanismi, perpetuando il consumo dissennato del territorio.

Eppure la normativa  vigente  come la Convenzione Europea sul Paesaggio (2000), la legge sulla difesa del suolo (legge  183 del 1989), le norme sulle risorse idriche (legge 36 del 1994) potrebbero se applicate senza condizionamenti, salvaguardare il nostro territorio.

Investire sul territorio non significa edificare. La diffusa “cultura” del cemento e il frequente mancato rispetto delle regole hanno fatto danni. L’industria edilizia si può salvare e rilanciare convertendo e riconvertendo, curando e ristrutturando il patrimonio edilizio esistente.

C’è la necessità di considerare il territorio come un “ Bene Comune”, come alternativa strategica e reazione collettiva ai modelli sociali del neoliberismo, fondati sulla privatizzazione e la mercificazione generalizzata delle relazioni sociali e individuali.

VENETO

Il  PTRC (Piano Territoriale di Coordinamento Regionale) adottato e mai approvato dalla Regione nella relazione accompagnatoria evidenzia che:  “Le dinamiche di sviluppo della società veneta in questi ultimi anni hanno raggiunto, nel loro rapporto con la risorsa territoriale, soglie quantitative veramente elevate tali da non rendere più desiderabile una prosecuzione di tali trend e da imporre di ripensare il futuro dell’assetto insediativo.” Ma  poi si contraddice nella parte progettuale con progetti definiti “strategici”, così continua a perseguire lo stesso modello di uso distorto del territorio. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, alcuni dei progetti in totale contraddizione :  Veneto City, Motor city, la centrale a carbone di Porto Tolle ,l’inceneritore di Cà del Bue,la  Pedemontana, il SI.TA.VE (Sistema delle Tangenziali Venete) , la Nogara-Mare, ecc….

        Tra il 2002 ed il 2010 si sono realizzati oltre 164 milioni di mc di edifici commerciali, industriali e direzionali pur con una diffusa presenza in tutti i comuni di capannoni  ed edifici abbandonati e da anni inutilmente offerti in vendita o in affitto.

        Tra il 2000 ed il 2010 si sono ultimate 367.354 nuove abitazioni per una volumetria complessiva di oltre 148 milioni di mc. Un’offerta di edilizia abitativa teoricamente  sufficiente (utilizzando lo standard ottimale indicato dalla Regione di 150 mc/abitante) per una popolazione di quasi un milione di abitanti: più del doppio dell’incremento effettivo di popolazione registrato negli anni 2000, pari a 429.274 abitanti (incremento in larga misura dovuto alla nuova immigrazione).

        Tra il 1982 ed il 2010 la superficie agraria totale (SAT) nel Veneto è diminuita di 298.845 ettari, mentre la superficie agraria utilizzata (SAU) è diminuita di 107.698 ettari.

LA PROVINCIA DI VERONA

La  Provincia con le sue competenze in materia di pianificazione territoriale, dopo aver speso svariati milioni di euro, potrebbe approvare il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) facendolo diventare uno strumento utile  per i Comuni, coordinando e cooperando con essi per l’elaborazione dei propri strumenti urbanistici (PAT – PATI) . I colpevoli ritardi nell’applicazione di una pianificazione ambientalmente sostenibile hanno favorito una serie di iniziative speculative che stanno condizionando pesantemente il futuro dell’intera provincia:

  • il Motor City (autodromo) che si estende per oltre 4.500.000 mq. tra Vigasio e Trevenzuolo;
  • la Mediana, opera di connessione stradale tra l´autostrada A 22 del Brennero e la A 4 Serenissima  (Nogarole Rocca-Isola della Scala);
  • il District park nuova zona produttiva e strutture per la logistica in località Vò di Rua di Vigasio un'area di oltre 1.000.000 di mq.;
  • la Nogara-mare di 104 Km. da Nogarole Rocca ad Adria con un costo di oltere 1900 milioni di euro;
  • il Centro Agroalimentare di Trevenzuolo un progetto che occupa complessivamente un'area di mq 1.300.000;
  • il Traforo delle Torricelle con un costo di oltre 800 milioni di euro che verranno pagati con le entrate del pedaggio e l’edificazione di opere di compensazione connesse;
  • la Ti.Bre (Parma – Nogarole Rocca);
  • la T.A.V. (Treni ad Alta Velocità);
  • il SI.TA.VE (Sistema delle Tangenziali Venete) da Peschiera del Garda a Vigonza (PD)
  • l’inceneritore di Cà del Bue costo 118 milioni di euro con una potenzialità di trattamento di 600 tonnelate al giorno di rifiuti per i nuovi forni a griglia in aggiunta al ripristino dei forni a letto fluido che ne bruceranno altri 300-400 tonnelate al giorno.

   

In totale prevedono di occupare più di 10 milioni di metri quadrati tra  nuove urbanizzazioni e nuove infrastruttura stradali.

In più vanno aggiunte le attività pianificatorie dei Comuni che in molti casi compromettono persino i Siti d’interesse comunitario (SIC) e le Zone di Protezione speciale (ZPS) individuate dalle direttive europee per salvaguardare la biodiversità floro-faunistica che caratterizza tali aree. Molti Piani di Assetto del territorio (PAT) dei comuni risultano essere sovradimensionati con rilevante consumo di terreno agricolo. In molte zone turistiche del Lago di Garda in specialmodo nell’alto Garda non si fermano le richieste di nuove zone alberghiere che in molti casi sono frutto di cordate affaristiche con scarsa trasparenza procedurale.

 

 

LE NOSTRE PROPOSTE

Occorre progettare e lavorare per un diverso modello economico e di gestione del territorio, prendendo coscienza che il suolo è una risorsa finita, che i nuovi scenari delle relazioni internazionali - oltre che ragioni di equità sociale - ci impongono una drastica riduzione della nostra “impronta ecologica”, che le attività manifatturiere per reggere la competitività devono innescare processi di aggregazione e devono certificare l’ecosostenibilità del loro ciclo produttivo ed infine che la valorizzazione e la riqualificazione del paesaggio e delle risorse ambientali possono essere alla base di nuove attività economiche ecosostenibili. Quindi serve :

  • l’istituzione di un Osservatorio sul consumo di suolo;
  • una norma “moratoria” che blocchi i pessimi megaprogetti sopra elencati;
  • la revisione ed il ridimensionamento delle previsioni espansive dei vecchi PRG e dei nuovi   PAT;
  • la riqualificazione urbana attraverso la rigenerazione con nuove funzioni delle aree industriali dismesse;
  •  realizzare una efficiente rete di trasporti collettivi (SFMR e  metropolitane di superficie);
  • che nessuna nuova espansione dovrà essere consentita se prima non verranno effettuate una realistica quantificazione del fabbisogno ed una attenta ricognizione degli spazi e degli immobili abbandonati o sottoutilizzati;
  • richiedere ai Comuni di redigere entro 6 mesi  Piani attuativi minimi per la messa in sicurezza delle aree a rischio in collaborazione con la Protezione Civile;
  • favorire l’ istituzione di un Servizio Civile Giovanile Regionale (  della durata di sei mesi e retribuito) dedicato a lavori di manutenzione e ripulitura di parchi,monumenti,edifici storici ,aree verdi, corsi d’acqua ecc… in accordo con i Comuni e la protezione civile; 
  • prevedere incentivi fiscali alle attività agricole nelle aree a rischio idrogeologico e nelle aree svantaggiate.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 21 Gennaio 2012 07:20