| Venezia e l’Italia di Giampietro Pizzo |
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| Scritto da venezia |
| Venerdì 27 Agosto 2010 09:13 |
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Venezia e l’Italia (alcuni stralci di questo articolo inviato alla stampa sono apparsi sui giornali locali del 26 agosto) Sono trascorsi pochi mesi dalla vittoria del centro-sinistra e dall’elezione di Giorgio Orsoni a sindaco di Venezia. Una prima, sia pur provvisoria, valutazione su questa esperienza politica appare necessaria. Occorre in particolare un’attenta analisi delle potenzialità di questa nuova stagione amministrativa così come delle criticità rivelate dalle prime scelte della giunta Orsoni. Necessità e urgenza che derivano da due fatti politici maggiori. Il primo, e senz’altro il più preoccupante, è la crisi economica e sociale che attraversa il Paese e che colpisce duramente anche la realtà veneziana; a Venezia, la crisi amplifica le vecchie contraddizioni del modello di sviluppo (ad esempio, mentre Porto Marghera vive una lenta e apparentemente inarrestabile agonia, la fame di territorio e la voracità organizzata della finanza immobiliare continuano a prosperare e sembrano sempre più potenti e determinanti negli assetti di potere locale) e ne accentua le diseguaglianze di vita e di reddito. Il secondo è che il quadro politico italiano sperimenta e sperimenterà nei prossimi mesi cambiamenti rilevanti e straordinari. La destra italiana si prepara a una resa dei conti tra due anime ormai difficilmente conciliabili: quella di Fini che vuole costruire in Italia una forza politica conservatrice di stampo europeo e quella di chi, come Berlusconi, teorizza e pratica la necessità di un populismo demagogico tutto nostrano, aiutato in questo da un patto di ferro con la Lega di Bossi. Le forze politiche di sinistra faticano a ritrovare la strada; la loro voce è così flebile e confusa che l’alternativa politica alla destra sembra qualcosa di lontanissimo ed evanescente. Per questo stato delle cose ci sono incapacità e responsabilità precise – che coinvolgono tutta la sinistra dentro e fuori del Parlamento ma in particolare il Partito Democratico. L’incapacità di leggere quello che sta davvero accadendo nelle società italiana e le responsabilità dei dirigenti che hanno pensato alla politica come tecnica “fredda” e lontana dalla vita delle persone; il risultato, disastroso, è sotto gli occhi di tutti: i cittadini non capiscono né la vocazione né le proposte che vengono da sinistra. Nel mentre, pezzi di ex-sinistra o ex-destra convergono al centro sperando che l’antica “tentazione” al moderatismo della società italiana premi i cantori di una risorta Democrazia Cristiana del XXI secolo. E’ un quadro politico questo che non può lasciare indifferenti chi governa Venezia e chi si interroga sul suo futuro; è una crisi quella che stiamo attraversando che non può trovare risposte meramente amministrative. Occorre rendersi conto che ben altro serve per rendere “nuovo” e “capace” il governo comunale della città di Venezia. L’Amministrazione Orsoni si è mossa invece in questi mesi come se nulla di straordinario stesse accadendo: all’insegna della continuità con le scelte della giunta Cacciari. Di questa infatti ha sinora riconfermato sia i progetti (si pensi all’Ospedale al Mare) che gli uomini (nelle aziende comunali siedono gli stessi di prima, senza distinzione alcuna fra chi ha operato bene e chi male). E a nulla vale, quando si ragiona davvero di politica, addurre l’ordinaria argomentazione sugli impegni contrattuali preesistenti, sui vincoli di bilancio, o su altro ancora. Non siamo in tempi di “ordinaria” amministrazione, appunto; per questo occorre coraggio e determinazione politica, riportando in Consiglio Comunale quelle questioni che abbisognano di una nuova e diversa scelta. Il segnale che la città ha dato alle elezioni di marzo è stato inequivocabile: no a Brunetta, sì a un cambiamento sostanziale nel modo di governare la città, cioè del modo di intendere e praticare la politica. Certo, nulla è ancora compromesso, ma questa Amministrazione non è partita con il piede giusto. Occorre cambiare registro e farlo presto. Bisogna dare segnali concreti e incontrovertibili sui grandi temi del territorio (il quadrante di Tessera, per esempio) e dell’economia cittadina (penalizzando la rendita e scegliendo la tutela e la promozione del lavoro). Bisogna disegnare rapporti politici fondati sui programmi e comprensibili dai cittadini - del resto, su questo terreno, le tensioni non mancheranno man mano che le manovre politiche nazionali cominceranno a farsi sentire a livello locale. Fra poche settimane si aprirà una campagna elettorale nazionale che non lascerà spazio ai soliti mezzucci e stratagemmi: le forze politiche che governano Ca’ Farsetti dovranno dare prova di coerenza e di lungimiranza. La sinistra veneziana deve per questo farsi interprete sin da subito dei bisogni e delle aspirazioni di chi vuol davvero voltare pagina costruendo una proposta forte e credibile per un’Italia migliore e per una Venezia capace di divenire un luogo privilegiato per rendere effettiva questa nuova politica.
Giampietro Pizzo Coordinatore comunale Sinistra Ecologia Libertà |




