| Paroni a casa nostra? |
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| Scritto da rovigo |
| Sabato 28 Agosto 2010 07:30 |
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Occorre rendersi conto che effettivamente la gestione di un CIE, proprio a causa delle profonde contraddizioni che una struttura di questo tipo porta con sé, richiede una notevole capacità di gestione dell’ordine pubblico a causa delle possibilità di fuga e rivolte interne ormai all’ordine del giorno, sicurezza che le forze dell’ordine con i tagli e le riduzioni di risorse subite, difficilmente riuscirebbero a garantire in un territorio fortemente popolato. Ecco che alla luce di queste semplici considerazioni appare evidente che la scelta della costruzione di un CIE nel Veneto, non poteva che cadere facilmente sul Polesine ed in particolare sull’ex base missilistica di Zelo. E' mia ferma convinzione che i CIE siano strutture assimilabili alle carceri e profondamente disumane: perchè gli esseri umani che vi sono rinchiusi non hanno commesso alcun reato, perchè spesso fuggono da situazioni di guerra e il rimpatrio forzato mette a repentaglio la loro vita, perchè violano i diritti fondamentali dell'uomo e quelli sanciti dalla costituzione italiana: in primis il diritto alla difesa legale. Sono queste le ragioni per cui a mio parere si deve dire NO, senza SE e senza MA a centri detentivi di questo tipo, e se il rifiuto è netto ha poco senso sollecitare il dialogo tra le istituzioni per prevenire scelte calate dall’alto o eventuali risarcimenti economici per il territorio come vorrebbe la Lega. L'errore è stato fatto a monte, a livello legislativo, e gli amministratori tutti devono assumersi la responsabilità di avere avallato, attraverso l’adesione alle proprie scelte partitiche, scelte di questo tipo. Le soluzioni? Con la situazione politica attuale è difficile intravvederne all’orizzonte, ma l'unica possibilità sarebbe cambiare la legge sull'immigrazione attuale (che ricalca la Turco Napolitano voluta dal centro sinistra) e garantire meccanismi d'ingresso trasparenti e legali attraverso l'istituzione, ad esempio, di un permesso di soggiorno temporaneo d'ingresso per ricerca lavoro. Basterebbe una misura di questo tipo per rendere evidente a tutti l'inutilità e la profonda ingiustizia che strutture come i CIE portano con sé.
Elia Barchetta Portavoce Provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà per Nichi Vendola |
| Ultimo aggiornamento Sabato 28 Agosto 2010 07:57 |





Il Polesine si sta candidando molto seriamente ad ospitare presso la ex base militare di Zelo il primo C.I.E. (Centro d'Identificazione ed Espulsione per migranti irregolari) del Veneto. In questi giorni, dopo le dichiarazioni del ministro dell’Interno Maroni che ha indicato nel governatore leghista Zaia il regista non troppo occulto del progetto d’insediamento del CIE a Zelo, si sono scatenate nei confronti della Lega accuse e prese di posizioni polemiche sia da parte di tutte le forze del centro -sinistra che da molti esponenti del centro-destra, in primis Luca Bellotti. Come SEL ROVIGO non è certo nostra intenzione porci come difensori del diavolo, in questo caso leghista, ma occorre sottolineare il fatto che comunque la Lega sta dimostrando una propria coerenza cercando di tener fede ad un impegno elettorale preciso che aveva preso con i propri elettori. Ora, o si ha il coraggio di affermare che i CIE sono un problema in quanto tale (posizione ad esempio sostenuta chiaramente e fermamente dal Vescovo Monsignor Soravito), o si deve dire chiaramente che queste strutture sono uno strumento necessario per combattere l’immigrazione clandestina, ed in questo caso è chiaro che i vari NO al CIE presuppongono altrettanti "SI SE.." ed e' in questo "SI SE" che sta il problema e non in altro, anche perché è assurdo che a livello nazionale si legiferi in un senso (nello specifico centro sinistra e centro destra a braccetto) e poi a livello locale si rifiutino le conseguenze di queste scelte secondo la logica del "non nel mio giardino". Che lo si voglia o no le uniche politiche che in questi anni sia la destra che la sinistra di governo hanno saputo metter in campo per affrontare il problema immigrazione sono state di stampo securitario. Purtroppo vale per i migranti lo stesso principio applicato per i rifiuti: tutti inevitabilmente ne produciamo e non tutti sono riciclabili; gran parte dell’opinione pubblica è perciò favorevole all’utilizzo di inceneritori ma quando si tratta poi di costruirne uno sotto casa inevitabilmente si alzano lai e proteste bipartisan. Anche l’immigrazione clandestina, come gli R.S.U. non è una libera scelta ma è il prodotto necessario e di scarto di questo sistema economico e sociale. I migranti soprattutto se clandestini, poiché lavorano in nero e sono maggiormente ricattabili, fanno comodo per dare ossigeno ad un sistema economico come quello Veneto e Nazionale non più competitivo dal punto di vista della produzione industriale e in costante apnea.