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Per SEL i Parchi possono costituire un importante strumento nelle politiche di gestione del territorio PDF Stampa E-mail
Scritto da rovigo   
Lunedì 12 Marzo 2012 18:16

Abbiamo letto in questi giorni le dichiarazioni della segretaria del Cisl polesana, Valeria Cittadin, che protesta delusa contro alcune recenti dichiarazioni di Conti secondo cui, per ragioni legate alle autorizzazioni, si allungherebbero i tempi per l'inizio dei lavori del progetto di riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle.

 

Senza entrare nel merito della lunga vicenda delle autorizzazioni, ci preme soprattutto sottolineare che ci sono sembrati ingiustificate sia le accuse agli ambientalisti, che altro non fanno che chiedere nel loro diritto il rispetto della legge, anche con i ricorsi, sia i riferimenti al Parco del delta del Po che, secondo Cittadin, non avrebbe dovuto essere istituito e che lei vede quale vero ostacolo per il progetto carbone.

 

Con tutto il rispetto per la persona, questa dichiarazione che non riconosce minimamente l'importanza di preservare una importante area naturale attraverso gli strumenti normativi previsti dalla legge, il cui valore è riconosciuto oltre i confini nazionali, ci sembra molto pesante, evidentemente fuori tempo, generica e quindi del tutto ingiustificata.

 

Diversamente da Cittadin e indipendentemente dalla riconversione a carbone, noi crediamo infatti, ed è per questo che abbiamo voluto parlarne con un convegno nel gennaio scorso ad Adria, che i Parchi possano costituire uno strumento importante nelle politiche di gestione territoriale. Il territorio in cui viviamo non può più essere considerato al pari della merce, in vendita al miglior offerente e quindi sede di progetti irrazionali ed inquinanti che rispondono solo ad esigenze particolari e private, ma un bene comune, cioè un bene a cui tutti possono accedere, anche in futuro, con il dovere di rispettarne l’integrità. In questa ottica il Parco ha un ruolo fondamentale non solo nella conservazione della natura ma anche nel ripensamento di un modello di sviluppo diverso e sostenibile. E’ venuto il tempo per tutti ormai nella politica di farsi carico della limitatezza delle risorse, del rispetto degli equilibri degli ecosistemi, della responsabilità nei confronti delle future generazioni.

 

Noi non sappiamo se il progetto “carbone” sarà solo ritardato oppure se questa specie di passo indietro di Conti voglia significare un sostanziale disimpegno su Porto Tolle. In ogni caso per dare una risposta al problema occupazionale, come altri hanno proposto, riteniamo sia urgente stringere al più presto accordi con Enel per il finanziamento e l’avvio dei lavori di smantellamento e di bonifica del sito.

 

Riguardo al Parco del Delta del Po e, lo vogliamo sottolineare, indipendentemente dalla centrale di Porto Tolle, ci auguriamo che presto si arrivi, in Regione e a livello nazionale, ad una proposta per una gestione unitaria delle aree del Parco del Delta veneto ed emiliano romagnolo e, anche se difficile, che questo possa effettivamente modificare le prospettive di sviluppo territoriale del Polesine e del Veneto.

 

Rovigo 12 marzo 2012

per SEL

Maria Luisa Rizzato

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Marzo 2012 18:24
 
Il coordinatore di SEL al PD e ai socialisti: la sfrenata rincorsa del centro appare sterile. Meglio aprire tavoli di confronto sulle questioni concrete PDF Stampa E-mail
Scritto da rovigo   
Sabato 11 Febbraio 2012 13:36

Sarà che questi richiami al centro di alcuni segretari di partito rimandano a inquietanti déja vus dagli esiti poco edificanti - si veda il risultato delle scorse elezioni al comune di Rovigo - ma a volte pare proprio che le dichiarazioni cui abbiamo assistito in questi giorni raggiungano livelli di preoccupante parossismo.

Da quanto si è letto pare che il segretario del PD Crivellari, seguito a ruota dal quello socialista Mantovani, ritenendo insufficienti le proprie forze, colmino il proprio senso di vuoto, non con una seria riflessione politica, ma in una sfrenata rincorsa del “centro” che ormai sta diventando un luogo più geometrico che politico.

A parte qualche digressione, non è ancora emersa in maniera chiara la piattaforma con cui i soggetti politici intervenuti sulla stampa intendano aprire un confronto. Quale idea di sviluppo del territorio? Quale progetto in campo per affrontare l’emorragia occupazionale che coinvolge anche il Polesine, quali risposte ai tanti precari che attendono prospettive più sicure? Quale senso ha impegnare le proprie forze politiche in un contesto comunale a fronte dei tagli operati dalla regione Veneto?

A nessuna di queste domande, pare, sia stata prospettata una risposta! Di certo non sono domande semplici e di certo SEL non ha la pretesa di avere la soluzione in tasca. Certamente, però, è da questi interrogativi che bisogna partire. Ecco perché la fuga verso il “centro che più centro non si può” per parafrasare quella vecchia reclam con il buon Ferruccio Amendola appare sterile e di difficile comprensione!

Ancora una volta sembra che i cittadini, per intenderci quelli che votano, siano tenuti al margine del confronto, come silenti spettatori delle decisioni che vengono assunte dul proprio destino.

Da un punto di vista meramente ideologico può apparire interessante la riflessione di Mantovani sul riformismo. Per quanto questa corrente di pensiero abbia costituito un interessante ancoraggio per parte dell’ottocento e del novecento, sarebbe utile capire se questo approccio sia sufficiente per dirimere i nodi amministrativi. Ad esempio il comune di Badia, dove Mantovani è stato consigliere fino a qualche mese fa, chiudendo quell’esperienza con la sfiducia del medesimo sindaco che oggi è ricandidato dal PD. A Badia Polesine, allora, l’idea di centro e quella di riformismo, in sé, sembra non essere sufficiente per dirimere i differenti punti di vista dei due soggetti politici. O ancora quali sono le idee di trasformazione di realtà come Taglio di Po o Trecenta che escono da esperienze di governo della destra? Ancora, rispondere “centro” non basta.

L’idea di aprire dei tavoli per avviare un confronto sulle questioni concrete che coinvolgono le donne e gli uomini, quelli che veramente hanno bisogno, oggi più che mai, che la politica sappia rappresentare e tradurre i fatti le loro istanze, sembra essere, agli occhi di SEL, ancora una volta il metodo più corretto. In quelle occasioni sarà finalmente possibile capire quali sono i temi e le priorità del Centro e della Sinistra. Tutto questo avendo la lungimiranza ed al tempo stesso l’umiltà di non ritenersi in alcun modo autosufficienti e rappresentativi delle istanze dei cittadini, che, per questo, vanno coinvolti e messi nelle condizioni di contribuire ai programmi ed alle scelte che riguardano il loro ed il nostro futuro. Al di fuori di questo metodo rischia di riproporsi il balletto dei nomi, di trionfare quella politica politicante che tanti danni ha fatto al centrosinistra tutto.

Mirko Bolzoni

Coordinatore Provinciale di SEL - Federazione di Rovigo

 
Giovanni Nalin sui costi della politica e le dichiarazioni degli onorevoli Bellotti e Munerato PDF Stampa E-mail
Scritto da rovigo   
Mercoledì 04 Gennaio 2012 17:08

Che il tema (e in parte il problema!) dei cosiddetti costi della politica rappresenti un argomento di attualità è assolutamente vero, a maggior ragione in una fase nella quale vengono pretesi (non chiesti come qualcuno dice) sacrifici dalla parte meno abbiente dei cittadini.

E’ altrettanto vero che i nostri parlamentari, anche se cercano disperatamente di spiegare agli italiani che non è così, sono quelli che in Europa se la passano meglio di tutti: se alle loro indennità, comprensive di annessi e connessi e maggiorate con i vari benefit, aggiungiamo poi quanto viene corrisposto ai partiti per le spese elettorali, i costi della politica in Italia assumono dimensioni stratosferiche.

Detto ciò io non sono tra coloro che pensano che in parlamento ci si debba andare retribuiti come un qualsiasi impiegato pubblico di medio livello solo perché esercitano una funzione di “servizio al Paese”: se svolto bene il ruolo del parlamentare è fondamentale per la tenuta democratica e, in quanto tale, deve essere giustamente remunerato, pur ridimensionando significativamente i costi attuali. Ho letto il servizio apparso sul vostro quotidiano dal titolo “Lo stipendio ci serve per le spese” e francamente ho trovato le dichiarazioni degli onorevoli Munerato e Bellotti a dir poco imbarazzanti!

Parto dalla affermazione fatta da Bellotti che dice “Noi ci mettiamo la faccia”: sarebbe troppo facile disquisire sul senso e il valore di tale affermazione, dopo le circonvoluzioni che lo hanno portato alla carica di Sottosegretario al Welfare, pur non capendone nulla come egli stesso ha affermato.

Mi limito invece a chiedergli quando mai è stato eletto direttamente dagli elettori polesani e come li ha rappresentati in Parlamento.

L’onorevole Munerato, per la quale ammetto di avere provato sempre un po’ di simpatia, si difende dietro il mutuo per la casa e le iniziative politiche sul territorio (immagino rivolte prevalentemente agli elettori leghisti più che ai polesani in genere). La mia simpatia era dovuta al rispetto che provavo per chi come lei, provenendo dalla fabbrica, non faceva nulla per apparire diversa da quello che era. Nel momento in cui invece sente il bisogno di riaffermare la sua origine camuffandosi da operaia e facendosi portare in giro dai vertici del suo partito per sfruttare quella immagine, cercando di dimostrarsi diversa da come è ora, mi è molto meno simpatica.

Cara onorevole, mi creda, il mutuo in questi periodi rappresenta un problema vero per milioni di italiani che non arrivano a fine mese e per i quali credo non basti agghindarsi con tutine e cuffiette per risollevarli dai loro problemi. Infine spero che i due onorevoli abbiano la decenza di offrire ai polesani una chiave oggettiva di giudizio del loro operato, elencandoci le leggi approvate anche col loro voto, e non mi riferisco certo a quelle sulla nipotina di Mubarak o su Cosentino tanto per fare solo due esempi poco edificanti tra i tanti, ma a quelle votate nell’interesse dei cittadini comuni e dei lavoratori in materia di welfare, diritti, lavoro, tutele sociali, sanità, cultura, formazione, ricerca, ecc… Credo che i polesani sapranno fare tesoro di quanto i due onorevoli ci diranno e saranno contenti di sapere che i compensi da loro percepiti sono denari pubblici spesi bene!

Rovigo, 4 gennaio 2012                                                                     Giovanni Nalin

 
L'on. Munerato, la Lega e la difesa degli operai ad intermittenza PDF Stampa E-mail
Scritto da rovigo   
Domenica 18 Dicembre 2011 07:20

E’ davvero bello che dopo molto tempo, la voce di un’operaia, in questo caso l'on. Munerato, si senta anche nelle aule del Parlamento Italiano. Finalmente! Lo dico con convinzione: suggestiva la cuffia e i tappi usati , come dice lei, non per evitare di sentire il marito che russa, ma per non diventare sordi. Questi oggetti che l'on. Munerato ha portato nell’aula di Montecitorio parlano di un mondo che per troppo tempo è stato inascoltato, a volte irriso, spesso, addirittura indicato come troppo rivendicativo. Invece l'on Munerato ha ricordato che in fabbrica si sta male, che ogni ora trascorsa là dentro è un’ora faticosa sia per l’impegno fisico, sia per le condizioni di lavoro!

Gli operai, tuttavia, non sono un fiore all’occhiello da indossare di tanto in tanto a seconda delle convenienze. Chi rappresenta gli operai lo deve fare fino in fondo e sempre. Forse l’on. Munerato era un po’ distratta, ma qualche mese fa il governo Berlusconi, cui lei ha sempre votato la fiducia, ha approvato un provvedimento, divenuto legge dello Stato anche con il suo voto, in base al quale, grazie (attenzione! non per colpa) a questa maledetta crisi, si è deciso di sospendere la legge che maggiormente ha tutelato gli operai: lo Statuto dei Lavoratori soprattutto nella parte che consente di licenziare senza "giusta causa o giustificato motivo oggettivo".

Non una parola da parte dell’on. Munerato quando i lavoratori della Fiat vengono posti di fronte al ricatto: niente pausa o l’azienda si trasferisce all’estero. Eppure l’on. Munerato, aveva la possibilità di farlo, sapendo quanto importante sia la pausa per chi si trova ad una catena di montaggio, magari cercando di incidere sulla cospicua delegazione al governo che ha approvato tutti i provvedimenti "lavoricidi" emanati dal governo Berlusconi, salvo poi rifarsi improbabili maquillages popolari dell'ultimo minuto.

Rari, poi, anche in Polesine, gli interessamenti dell’on. Munerato per le tante operaie ed i tanti operai che hanno perso il posto o lo stanno perdendo. Mi chiedo, ad esempio, se l'on. Munerato abbia chiesto conto al suo amico di partito on. Zaia del fatto che - secondo quanto da lui stesso promesso a Rovigo in prossimità di una campagna elettorale - la Bassano Grimeca non avrebbe licenziato, quando invece si sono persi 400 posti di lavoro.

Per favore, allora, evitiamo di ricordarci di quanto duro sia stare in fabbrica solo per convenienze di basso profilo politico. L’on. Munerato lo deve a sé stessa, alla sua storia, ma soprattutto a quei milioni di lavoratori che in fabbrica ci sono anche oggi e che, se non ci saranno domani, la causa sarà ancora da attribuire non al fatto che sono entrati in Parlamento, ma a questa crisi le cui conseguenze, sia nel governo Monti come in quello Berlusconi, sono sempre i soliti noti a pagarle.

 

Mirko Bolzoni

Coordinatore Provinciale di SEL

Ultimo aggiornamento Domenica 18 Dicembre 2011 07:24
 
Per Sel Rovigo è essenziale l'integrazione dei migranti : assurda la decisione di sopprimere gli sportelli badanti PDF Stampa E-mail
Scritto da rovigo   
Giovedì 08 Dicembre 2011 08:35

Non sono ancora passati 10 anni da quando, nel Luglio 2002, venne emanata una legge, ingiusta, incivile e, come hanno dimostrato sentenze successive, anche anticostituzionale. Era la n° 189, la cosiddetta Bossi Fini. Quella legge era corretta solo in un punto:l’art 33 che cercò di mettere ordine alla scandalosa situazione in cui si impediva di regolarizzare tutte quelle persone immigrate che svolgevano funzioni di assistenza domiciliare a famiglie ed anziani: le colf e le badanti. Il progressivo invecchiamento della popolazione, il mutamento delle condizioni sociali delle famiglie e la carenza di manodopera italiana resero obbligatoria quella sanatoria con cui molte famiglie finalmente poterono uscire dall’illegalità e regolarizzare questi lavoratori (molto spesso signore provenienti dall’Europa dell’est).

Oltre a colmare una storica assenza di servizio pubblico in questo settore che si perpetua tutt’oggi, questa legge divenne una dei principali motivi di regolarizzazione dell’immigrazione ma la complessità delle normative per gli adempimenti formali e contributivi legati a tale attività, comprese le problematiche legate all’ingresso e al permesso di soggiorno dell’assistente, hanno fatto si che nascessero appositi uffici tesi ad orientare le famiglie bisognose di questi servizi.

In Veneto nacque 'Info Badanti', un servizio di "Occupazione e Servizi alla Persona" progetto di Ministero del Lavoro, Regione Veneto , Patriarcato di Venezia, Caritas Diocesana e curato da Veneto Lavoro che, con una rete di sportelli presso le sedi specifiche, o attraverso i Servizi Sociali dei Comuni, divennero un interessante punto di riferimento in materia.

Nella provincia di Rovigo la Caritas iniziò otto anni fa, seguita, dopo due anni, dai tre Centri per l’Impiego che offrivano il servizio gratuitamente a tutti i soggetti interessati. Dalla partenza di questo servizio e grazie ai 14 operatori impegnati ogni giorno, gli sportelli hanno garantito legalità assistenza e trasparenza contribuendo in maniera determinante a far emergere e contenere il lavoro nero e attenuando i conflitti con questi lavoratori immigrati che già vivono un percorso ad ostacoli nell’integrazione sociale.

Dal 30 Novembre tutto questo non sarà più possibile. A causa del blocco temporaneo delle assunzioni disposto dall’ente della Regione Veneto cessano i contratti di lavoro per gli operatori, gli uffici chiudono e si torna alla situazione antecedente il 2002 facendo mancare questo importante punto di riferimento. Torneremo al passaparola e ai bigliettini affissi nei posti più improbabili dai quali nessuno saprà con chi altro ha a che fare e senza più garanzie di serietà e legalità.

Sinistra Ecologia e Libertà considera essenziale l’incontro e l’integrazione/inclusione dei migranti nella società a partire dal riconoscimento dei diritti dei lavoratori e “ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” secondo quanto previsto dalla nostra Costituzione. Riteniamo pertanto assurda la decisione di sopprimere in Veneto gli “sportelli badanti” .

Ancora una volta si dimostra come, quando ci sono da operare tagli per mancanza di finanziamenti, i primi a subirne le conseguenze sono le classi più disagiate e bisognose in cui però, questa volta, non ci sono solo disperati provenienti da paesi in via di sviluppo ma figurano anche i nostri anziani e i nostri disabili.

Walter Sigolo

Coordinatore comunale Sinistra Ecologia e Libertà Rovigo circolo Alex Langer

Ultimo aggiornamento Giovedì 08 Dicembre 2011 08:41
 
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