Home Padova Comunicati stampa
Comunicati stampa
Sel PD per la CGIL PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Venerdì 06 Maggio 2011 14:15

Sinistra Ecologia Libertà Padova e provincia aderisce e sostiene con forza le ragioni dello sciopero generale indetto dalla Cgil, proclamato per responsabilita´ ed amore verso il nostro Paese.

Le scelte economico-sociali del governo hanno peggiorato le condizioni di vita delle persone e aggravato i problemi strutturali del nostro sistema produttivo. La crisi economica morde ancora, sopratutto le fasce piu´ deboli e meno tutelate, la disoccupazione e la precarietà crescono, i più elementari diritti dei lavoratori sono messi in discussione, i giovani sono relegati ai margini della società italiana senza un futuro, mentre le fasce più anziane della popolazione sono spinte verso l´indigenza. 

Siamo una forza politica giovane ma determinata nel sostenere le ragioni del mondo del lavoro e vogliamo offrire ad esso quella rappresentanza politica che da troppo tempo è incerta e subalterna. È necessario offrire al Paese una proposta generale, alternativa al berlusconismo nei valori e nelle scelte concrete, in sintonia con i diversi movimenti sociali che animano da mesi le piazze italiane, piazze che ci hanno visto sempre, senza tentennamenti, tra i protagonisti: dalla difesa della Costituzione alla dignita´ del lavoro, dall´acqua pubblica all´alternativa al nucleare, per un Paese che rispetti le donne, per il futuro delle nuove generazioni  contro la precarietà, ma è una responsabilita´ questa che non si puo´ scaricare sulle spalle della Cgil, che pure in questi anni ha tenuto aperta, spesso in solitudine, una prospettiva e che ha rivestito e riveste nell´orizzonte dell´Italia repubblicana il ruolo di presidio democratico e costituzionale.

Partecipiamo tutti insieme domani alla manifestazione: ritrovo e partenza a Padova alle 9 da Piazzale della Stazione con arrivo alle 11 in Piazza dei Signori.

Coordinamento federale Sinistra Ecologia Libertà Padova e provincia 

http://www.selpadova.eu

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Maggio 2011 15:14
 
w la scuola pubblica PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Sabato 16 Aprile 2011 20:56

RISPOSTA DI UNA DOCENTE (DI SINISTRA) AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

di  Mariateresa Di Riso

 Ho frequentato sempre scuole pubbliche, dall’asilo nido all’università.

A scuola ho imparato i colori. Poi le lettere. Poi i suoni.

A scuola ho imparato a dare la manina a bambini mai visti prima: percorrevamo quel lunghissimo corridoio a manina, scendevamo le scale a manina, uscivamo fuori a manina, cantilenando all’unisono ‘Arrivederci signora maestra’.

A scuola ho imparato i sette re di Roma, che non si danno i pugni sul naso - mai, in nessun caso - e che l’onorevole Aldo Moro è stato rapito dalle Brigate Rosse in via Fani; e ho imparato che mi devo addolorare anche della morte di persone che non conosco. Perché erano servitori dello stato.

A scuola ho imparato a fare gli esami, scritti e orali, senza balbettare, senza piangere, senza tornare indietro.

A scuola ho imparato che i bambini del ‘Villaggio’ dicevano tante parolacce e menavano facilmente perché non avevano i genitori o li avevano persi chissà dove. E allora dovevamo essere pazienti con loro. Perché bambini come noi.

A scuola ho imparato le manovre di primo soccorso e che sul palcoscenico sapevo suonare il flauto contralto con fiati, chitarre, pianoforte e voce.

A scuola ho imparato poi un sacco di altre cose e la maggior parte le ho dimenticate. Insieme ad A., che ora fa il medico, B. che gestisce un agriturismo, C. che è un ingegnere, D. che ha adottato quattro fratellini russi, E. impiegata alla Telecom, F. regista di film pornogay e G. docente universitario. A manina siamo andati alle manifestazioni contro la Falcucci e al sit-in per le zecche sul tetto, ai cortei contro il nucleare e in gita a Parigi.

La maestra Righetto era democristianissima, si capiva; la prof.ssa Pinton non l’ho mai capito, ma era piccola, magrissima, non correggeva i temi ed era fissata con l’ordine e con le regole. Il prof. Stanca era di Democrazia proletaria, dicono; ci chiamava ‘scartellati’ e prendeva sempre in giro il papa. Allora si poteva. E ho imparato che nei rapporti sessuali si doveva usare il preservativo. Allora si poteva.

Stanca era molto amico di Moro e della Ortolan. Anche se erano tre mondi diversi. A scuola, con questi insegnanti e i miei compagni, ho imparato che né noi né loro, da soli, si sarebbe potuto sfangarla. E soprattutto che solo insieme stavamo bene. Che solo insieme avevamo voce. Che solo insieme avevamo casa. Che la scuola era un pezzo di casa.

A scuola ho imparato che a tutto c’è rimedio, meno che alla morte. Che mi devo addolorare anche della morte di persone che non conosco. Perché era Italo Calvino. Anche il prof. Stanca è morto troppo presto e me ne sono addolorata. Perché era il mio professore. E non c’è stato tempo di diventare sua collega.

A scuola ho imparato la Costituzione italiana. A scuola ho imparato la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino.

A scuola ho imparato che sono una persona. Che sono una donna. Che sono italiana. Che sono una cittadina. Del mondo.

A scuola ho imparato che mi devo addolorare anche della morte di persone che sono morte prima che io nascessi. Perché erano partigiani.

 

A scuola ho imparato i principi della democrazia. A scuola ho imparato l’esercizio della democrazia. A scuola ho imparato il valore del lavoro.

 

A scuola ho imparato a distinguere uno statista da un delinquente. Una democrazia da una plutocrazia. Una nazione di cittadini da una massa di paraculi. A odiare gli indifferenti, il peso morto della storia.

 

A scuola ho imparato tutte queste cose, e non le ho dimenticate. E ho imparato a insegnarle ai miei alunni.

 

È per questo, presidente del consiglio, che noi insegnanti ti facciamo tanta paura. A noi, non ci puoi comprare. A noi, non ci puoi fermare.


www.selpadova.eu

 
Sel Padova ribadisce: no alla violenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Venerdì 15 Aprile 2011 13:59

Sul Mattino di mercoledì Casarini si chiede come mai parla regolarmente con Vendola e a Padova non può confrontarsi con nessuno. La risposta è nella sua intervista: fa bene a parlare con Vendola, la parola è il modo giusto per confrontarsi con chiunque; fa meno bene, a nostro avviso, a sottovalutare i "calci nel sedere" che hanno fatto saltare la manifestazione di sabato.

In questi mesi ci sono state molte mobilitazioni: per la dignità della donna, contro la distruzione della scuola pubblica, contro le politiche economiche del governo e i ricatti di Marchionne: non solo noi non abbiamo colpevolizzato chi si è mobilitato, ma anzi siamo scesi in piazza con migliaia di persone e in alcuni casi quelle manifestazioni abbiamo contribuito ad organizzarle, come era avvenuto sabato.

Il problema è un altro, e Casarini è troppo navigato per non capirlo: il problema è la volontà egemonica su ogni manifestazione di piazza, su ogni movimento, su ogni fermento dell´opinione pubblica, soprattutto quando viene perseguita con "i calci nel sedere", le provocazioni, le forzature: se oggi si legittima un´aggressione, domani lo si farà con un fumogeno, e dopodomani con una molotov. Per questo non si può avere alcuna indulgenza nei confronti di comportamenti violenti, o cercare attenuanti o giustificazioni.

SEL Padova si confronta e dialoga con tutti, ma a una condizione irrinunciabile, che è una scelta fondamentale di SEL: la non violenza.

 Il coordinamento di SEL Padova

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Aprile 2011 14:00
 
Padova; alla violenza diciamo no PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Martedì 12 Aprile 2011 07:47

COMUNICATO STAMPA DI SEL SUGLI EPISODI DI VIOLENZA ALLA MANIFESTAZIONE DEI PRECARI

 Esponenti dei gruppi cosiddetti “no global” hanno distrutto ieri un banchetto della Lega Nord e avuto una colluttazione con suoi militanti, in prossimità della piazza dove avrebbe dovuto svolgersi la manifestazione contro la precarietà, costringendo le forze politiche e sindacali che l’avevano indetta ad annullare la manifestazione. L’episodio è molto grave per una serie di motivi:

1. La violenza politica è un cancro della democrazia, e in quanto tale è profondamente sbagliata, chiunque la pratichi, per qualunque ragione, in qualunque occasione. Non c’è alcuna ragione, mai, che in un sistema democratico legittimi l’uso della violenza.

2. Padova ha già pagato un prezzo alto, in anni passati, a questo cancro. Ci sono gruppi che continuano a praticare forme di lotta violente e incompatibili con la democrazia, macchiando così (o impedendo, come è avvenuto ieri) le manifestazioni pacifiche, colorate e composte dei giovani precari, delle associazioni, dei sindacati, dei partiti del centrosinistra. Hanno cambiato sigle, ma il marchio di fabbrica è sempre lo stesso, e uguali sono le pratiche. Ciò è intollerabile tanto più in quanto non proviene da situazioni di esasperazione individuale e occasionale, ma è il prodotto di una vera e propria strategia decisa a tavolino, sempre uguale a se stessa, che programma episodi di provocazione e di violenza come forme di egemonia nella comunicazione, per andare sulle prime pagine dei giornali, far parlare di sè e imporre la propria visibilità tra i giovani. Ovviamente ai protagonisti di questa strategia non importa un fico secco che le loro pratiche indeboliscano gli obiettivi, le battaglie e i soggetti per cui dicono di lottare, e ciò accade da troppi anni per poter credere alla loro buona fede.

3. Di fronte alla crisi economica, alle migliaia di giovani precari, alla compressione dei diritti, è chiaro che in Italia esiste oggi un forte conflitto sociale: questo è fisiologico e, se governato, è il sale della democrazia. Ma esso è una cosa troppo seria, come dimostrano le grandi e pacifiche manifestazioni che da sempre organizza il sindacato, vero presidio istituzionale della democrazia di questo paese, per lasciarlo gestire ai violenti e ai facinorosi.

 Padova, 9 aprile 2011

 Attilio Motta

Coordinatore Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà di Padova

 
SUDDITI NEL REGNO D'ITALIA PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Giovedì 27 Gennaio 2011 07:43

 I numerosi dipendenti del cittadino Silvio Berlusconi, di fronte ad una situazione senza precedenti nella storia delle democrazie occidentali, di fronte ad un’opinione pubblica estera che ci deride e ci compiange, ripetono sempre la solita frase: ‘State spiando nella sua camera da letto, giudicate il suo privato’.

 

Ne faremmo volentieri a meno, non ci interesserebbero queste miserie private del cittadino Silvio Berlusconi, se non si configurassero come ipotesi di reato e soprattutto se alcune delle persone coinvolte in questi affari privati non fossero poi pagate, direttamente o indirettamente, con soldi pubblici, con le tasse di noi, gli altri cittadini, noi che secondo la Costituzione avremmo pari diritti e doveri del cittadino Silvio Berlusconi. Ma non è così.

 

Ne faremmo volentieri a meno, se le sue barzellette volgari e le sue battute sessiste non avessero gettato discredito su questo Paese, perché pronunciate non da uomo a donne nel privato delle sue ville, ma da premier a rappresentanti di altri stati nel pubblico di consessi internazionali.

 

Ne faremmo volentieri a meno se nel suo ruolo pubblico di quarta carica dello Stato, anziché rappresentare un modello etico per i cittadini secondo l'art. 54 (I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore), legittima il comportamento di quei 'poveri' uomini che discriminano le loro compagne, figlie, colleghe, in casa o nei luoghi di lavoro.

 

E' questa la favola bella del clan Berlusconi? Questo c'è dietro le foto di famiglia che da 16 anni ci propini dai tuoi settimanali (a proposito di privato)?

 

Padri e madri, lo abbiamo sentito dalle intercettazioni, che hanno educato le loro figlie a sognare nulla più che spazi tv e borse di plastica da mille euro.

 

Una classe dirigente selezionata non in base al merito, all'attitudine e passione per la politica, ma in base al cognome e/o alle necessità personali del capo del governo, pubbliche (avvocati) e private (maîtresse).

 

E si badi bene: non ci indigna più una Minetti di un Bossi jr nel consiglio regionale della maggiore regione d'Italia. Il binomio denaro-potere (anzi il trinomio sesso-denaro-potere), declinato in questo delirio di onnipotenza del premier, è divenuto unica legge dello Stato, o meglio del Regno d'Italia.

 

Ed è tornata ad essere in questi anni l'illusione di tanti 'poveri' italiani, che quel denaro e quel potere non l'avranno mai. Una brutta storia che questo paese ha già vissuto e che domani si fingerà di ricordare nel Giorno della Memoria.

 

Tu e la tua corte, cittadino Silvio, ci fate vergognare di essere italiani, ci fate vergognare di essere donne.

 

Le donne le vedi ‘solo orizzontali, mai verticali’: con questa squallida metafora ti ha accusato due anni fa una tua attuale sottosegretaria, Daniela Santanchè, quella che 'fa il dito' (Costituzione... art. 54...).

 

Le donne vere, non le tue dipendenti pagate coi soldi pubblici, le donne vere lavorano, cittadino Berlusconi, lavorano 60 ore a settimana tra fuorie dentro casa, lavorano più della media europea, a causa dei tagli ai servizi e al sociale che il tuo governo ha attuato in questi anni. E le disoccupate - il dato sulla disoccupazione femminile e giovanile è il peggiore in Europa, altro bel primato - non riescono a trovare il lavoro per l’assenza di politiche di sviluppo, di occupazione, di sostegno alle famiglie, di questo governo asservito alle tue necessità personali.

 

Le donne sono il motore di questo paese, perché le loro peculiarità sono indispensabili alla vita economica, sociale e culturale della società. Anche in politica, cittadino Berlusconi, le donne vere - quelle libere, non le dipendenti tue pagate da noi - sono indispensabili per archiviare la vecchia politica, quella intrisa di competizione, personalismi, linguaggi violenti. Perché le donne vivono la vita, e quindi anche la politica, come condivisione, ascolto, concretezza, pratica della non-violenza.

 

Queste competenze delle donne tu non le conosci, non le hai volute nel tuo governo, e si vede!

 

Il tuo governo e la tua maggioranza si sono affannati a fare tanto in questi anni, ma cosa?

 

Tagli indistinti e indiscriminati ai diritti (lavoro, istruzione, sanità, laicità), scudi ai privilegi, leggi ad personam.

 

Abbiamo salutato il terzo millennio con un ritorno al XVIII secolo.

  

Dicono di noi quei comunisti del Financial Times: ‘La settima maggiore economia mondiale ha bisogno di riforme: un giovane su quattro è disoccupato, la crescita economica è anemica, gli investimenti stranieri declinano, il debito nazionale ha raggiunto i 1800 miliardi di euro, il cancro della criminalità organizzata andrebbe reciso, e la lista potrebbe continuare. Ma invece di soluzioni a questi problemi, gli italiani rischiano di assistere a un'altra puntata di Berlusconi-contro-i-giudici. L'Italia merita di meglio’

 

Sì cittadino Berlusconi, meritiamo di meglio, perché siamo l’Italia migliore, una repubblica, democratica, basata sul lavoro.

 

Meritiamo di tornare ad essere cittadini e non sudditi, donne e non oggetti, persone ricche di futuro, non avide di denaro.

 

Per tutto questo, e non per le tue feste in villa, chiediamo le tue dimissioni, per tutto questo vogliamo tornare a votare.

 

 Maria Teresa Diriso

Intervento al sit-in DONNE E LIBERE del 25 gennaio

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Gennaio 2011 13:09
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 3