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Se fosse una favola, potrei iniziare così: “C’era una volta il capitalismo organizzato, in cui almeno un po’ di welfare esisteva….” Ma non è una favola, è la realtà con cui oggi dobbiamo confrontarci. Se un tempo, ormai passato, era stato il potere, l’establishment, a contribuire a far nascere il welfare, per cercare di ridurre i motivi di conflitto sociale oggi, lo stesso welfare è stato ridotto a nulla, o quasi, dallo stesso establishment. Tra attività finanziarie ed attività produttive si è aperto un contrasto drammatico che ha portato vantaggi solo alle prime ed ha avuto, come conseguenza, una contrazione degli investimenti, dell’occupazione, del benessere dei cittadini e della stessa coesione sociale. Siamo diventati spettatori involontari di una situazione sempre più dura, testimoni non partecipi che, lentamente, si disinteressano di ciò che li circonda e degli altri.
Vengo dal mondo della scuola ed ho vissuto la splendida stagione in cui la scuola è passata da privilegio a diritto, la stagione in cui, supportati dal pensiero Don Milani innanzitutto ma anche di Rodari, Lodi, De Bartolomeis ed altri, la scuola è diventata l’istituzione di tutti, genitori, disabili e immigrati, la stagione in cui ciò che fino al giorno prima era privilegio per pochi è diventato diritto per tutti. Ecco adesso ho l’impressione di vivere la stagione opposta la stagione in cui il diritto scompare e torna a farla da padrone il privilegio: - privilegio di avere una casa in cui vivere, privilegio di avere un lavoro continuativo che permetta di mantenere la famiglia, privilegio andare in pensione, privilegio frequentare la scuola e studiare….. Il passaggio da diritto a privilegio è storia degli ultimi anni ed è questione di vitale importanza politica ed è su questo che vorrei centrare l’attenzione del partito e di tutti noi. Sembra quasi che i cittadini non dispongano di strumenti che possano realmente incidere sulla realtà globale per uscire dalla situazione con i processi decisionali che si collocano sempre più lontano e astrattamente: la finanza globale, l’Europa, il mercato, la borsa….
Da cosa partire allora ? Cosa può riavvicinare il cittadino alla politica e ai suoi meccanismi? Credo fermamente che il tema dei diritti e la loro difesa, in quanto argomento il più vicino e il più comprensibile per ciascuno, possa essere il punto di partenza ed elemento coagulante anche tra visioni diverse, per indirizzare l’azione politica di un movimento come il nostro che aspira a diventare punto di riferimento per una nuova cittadinanza
Niente di nuovo sotto il sole: i diritti sociali, civili e politici, ed ambientali, non sono mai acquisiti una volta per tutte, come dimostrano le recenti vicende del lavoro e del referendum sull’acqua, i diritti non sono per sempre. - Penso al lavoro e in particolare all’art. 18 della legge n° 300/1970, ma penso anche all’art. 41 della Costituzione e a quella “strana tentazione” di modificarlo; - penso al diritto allo studio e alla scuola, diritto sempre più affievolito soprattutto per le fasce deboli: immigrati e disabili, - penso ancora alla situazione degli immigrati, sottoposti ad attacchi diversi, sempre più oggetti di criminalità piuttosto che soggetti come certa stampa tende a presentarli (basta pensare ai fatti ultimi di Torino, Firenze e Roma), e penso al diritto calpestato dei loro bimbi nati e cresciuti in Italia e non riconosciuti come cittadini italiani - penso a come lo Stato si rapporta alla famiglia secondo un modello unico quando nel nostro paese sono ormai moltissime le tipologie di famiglie e meglio sarebbe parlare di famiglie - penso al degrado ambientale e allo stupro incessante del territorio, beni comuni da tutelare e da mettere in sicurezza perché da questi dipende la sicurezza della salute e della vita dei cittadini. - penso infine, alla salute ed in particolare all’art. 32 della Costituzione, al diritto di autodeterminazione e allo scempio che se ne sta facendo con il Decreto Calabrò
La difesa dei diritti è qualcosa che davvero ci accomuna, qualcosa che assegna un obiettivo concreto e comprensibile a tutti perché interessa la quotidianità di ciascuno. La difesa dei diritti diventa insieme contenuto e forma, scopo e strumento dell’agire politico in un momento in cui la frantumazione e la differenziazione delle condizioni di vita di ciascuno, a partire da quella lavorative, spinge a cercare sempre più soluzioni individuali perdendo di vista l’aspetto sociale delle condizioni individuali. Sono utili e necessarie le mobilitazioni nel campo dei diritti, perché riescono a muovere animi, sentimenti, persone. Appena disponiamo di una nuova visione della realtà , che offre una diversa prospettiva sugli eventi, possiamo ritrovare l’orientamento ed il mondo può tornare ad avere un senso!
Una bell’esempio di buona prassi politica in questo senso è stata la vicenda dell’ACQUA – bene comune – e come tale di tutti e non mercificabile, riaffermato dal risultato del referendum. Un esempio che vale per tutti. Possiamo, a questo riguardo, stare tranquilli? Non sono molto sicura! Bisognerà “presidiarlo” perché non ci venga “scippato” un’altra volta!
Un altro tema importante, esempio di partecipazione e di difesa del diritto, è la tormentata vicenda del BIOTESTAMENTO, tema che tocca davvero e da vicino ciascuno di noi. Cosa c’è infatti di più comune ed universale tra i diritti fondamentali dell’uomo che la difesa del proprio corpo e del diritto corrispondente ad autodeterminarsi?
Dopo la vicenda Englaro moltissimi comuni in Italia si sono mobilitati per andare incontro alle esigenze dei cittadini, in alcuni sono stati istituiti registri comunali, in altri le mozioni sono passate ma non è stato portato a termine l’iter , in altri ancora sono state trovate soluzioni di compromesso. Sempre in tutti casi, il processo ha coinvolto soggetti politici diversi e movimenti della società civile, che si sono confrontati e a volte scontrati; ma quello che più conta sono stati coinvolti, moltissimi cittadini direttamente o indirettamente interessati, medici, associazioni scientifiche, religiosi con una partecipazione massiccia e capillare. Molte sono le realtà locali in cui è stato istituito un registro, o qualcosa di simile, per la raccolta delle DAT. In Veneto sicuramente Vicenza e Padova, (ed è per questo che ne parlo) dove noi per primi abbiamo depositato fin dall’ottobre 2009 una mozione arrivata in aula solo nel settembre 2011. Attualmente a Padova è aperto un nostro sportello, gratuito, per la raccolta delle DAT mentre il comune si è attivato per custodire un elenco delle persone che hanno depositato, in un luogo qualsiasi (notaio, avvocato, amico fiduciario…) le loro volontà. In Friuli, ad Udine, dopo l’istituzione del registro per la raccolta delle DAT, il 19 novembre 2011 è stata sottoscritta una CARTA “Per un rilancio delle libertà sulle tematiche biomediche in un’ottica laica, partendo dalla lotta contro il ddl Calabrò”.
E’ proprio questo che intendo quando affermo la necessità di presidiare i diritti. Anche in questo caso, la legge non è stata ancora definitivamente approvata, ma la mobilitazione deve continuare localmente e a livello nazionale perche è prevedibile che, se dovesse passare anche in Senato cosa assai probabile, si dovrà in qualche modo attivarsi per abrogarla. Il testamento biologico, così come disegnato dal ddl Calabrò, è solo carta straccia, ha detto il Sen. Marino, “giocata sulla pelle dei cittadini”, perché non lascia la possibilità di scelta all’individuo, e non rispetta convincimenti, cultura e fede personali.
Garantisce il diritto alle cure di chi decide di avvalersi di ogni tecnologia, MA NON garantisce il diritto di rinunciare ad un inutile accanimento con il rifiuto a prolungare senza speranza la propria agonia. E sottolineo propria. Questo contro il Codice di Deontologia Medica, le società scientifiche di medici e di medici palliativisti, l’opinione autorevole del comitato nazionale di bioetica, e soprattutto in barba al dettato costituzionale che all’art. 32, comma 2°, recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”
Ci sarebbe molto da dire su questo argomento ma quello che qui mi preme è sottolineare come il tema dei diritti, della loro affermazione e difesa sia di fondamentale importanza, in particolare in questo momento di smarrimento per il paese e può rappresentare una risorsa per il nostro partito, perché tema capace di toccare da vicino le persone, di coinvolgere i cittadini e di riportare il loro interesse verso la politica. Non possiamo permettere che sia l’economia da sola a decidere le sorti delle persone, non possiamo permettere di essere scippati del diritto a partecipare e soprattutto del diritto di contare nei processi decisionali che riguardano la cosa pubblica, non possiamo permettere che l’impegno delle generazioni precedenti nel costruire condizioni di vita migliori per tutti venga cancellato, non possiamo permettere che le nostre scelte di oggi diventino un’ipoteca per le generazioni future. Per farlo dobbiamo partire da noi e dunque PIU’ DIRITTI PER TUTTI
Marina Mancin, consigliera comunale di Padova Roma 22 gennaio 2012 |