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Verso un’Italia più giusta. A partire dalla Costituzione repubblicana. PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Dall'Agata   
Mercoledì 18 Aprile 2012 17:36

di Stefano Fumarola

(Assemblea regionale SEL Veneto)

 

Sommario: 1. Cogestione 2. Retribuzione minima di legge 3. Imposte uguali 4. Filiera del profitto 5. Cooperative ed autogestione 6. FIAT

Le grandi crisi economiche sono storicamente dei momenti dai quali si esce con grandi cambiamenti.

Nella crisi che stiamo attraversando molte forze politiche ed economiche stanno spingendo verso una grande “riottocentizzazione“ della società europea in generale ed italiana in particolare, svuotando e smantellando la maggior parte dei diritti conquistati dai lavoratori e, direi, dalla gente comune nel corso del ‘900: diritto al lavoro e diritti sul luogo di lavoro, dignità del lavoratore, servizi pubblici come sanità ed istruzione e aggiungerei, per finire, la stessa democrazia politica di massa.

Nel mentre sembrava a portata di mano l’obiettivo di una vita felice e serena per tutti, la Destra culturale, politica ed economica, a partire dalla reaganomic e dal tatcherismo negli anni ’80, ha saputo imporre un modello culturale e politico-economico che dagli anni ’90 imperversa anche in Italia. Tale modello mira a dare mano libera agli imprenditori ponendo al centro il mercato e riducendo il lavoratore a un costo da ridurre sempre più, con qualsiasi mezzo (flessibilità, delocalizzazione, bassi salari, ecc.). La stessa democrazia politica di massa viene indebolita dall’affermarsi di elite economiche o finanziarie in grado di svuotare la sovranità popolare, spostando fuori dai parlamenti i meccanismi decisionali veri, mentre masse di elettori vengono spesso convinte a votare proprio per partiti che sono portatori di questa visione.

 

Noi dobbiamo reagire a tutto questo, che non è un destino immutabile. Noi dobbiamo trasformare la crisi in un momento di partenza per andare avanti verso una società più giusta; dobbiamo saper proporre riforme imponendole come necessarie proprio per uscire dalla crisi, esattamente come fa la destra, ma riforme che tornino a delineare e a costruire un futuro migliore per la gente comune.

Noi dobbiamo fare una proposta innanzi tutto culturale, proporre una nostra visione della società, una weltanschauung, e con ciò riprendere l’iniziativa politica. Tale iniziativa non deve dunque restare sulla difensiva, limitandoci a presentare rimedi per aspetti particolari della crisi o a contenere i danni rispetto a quanto voluto dalla destra: così si resta sul terreno deciso e imposto dagli avversari.

La nostra proposta deve essere innovativa e mirare a una riorganizzazione positiva della società che, evitando la riottocentizzazione di cui parlavo, sia segno di una nostra precisa visione sociale: una visione che proponga come valori fondanti la democrazia e il governo dal basso, la giustizia sociale e l’uguaglianza dei diritti, e tra questi il diritto alla felicità. La nostra proposta dovrà avere un’anima che faccia riprendere il cammino della società italiana secondo quei valori di uguaglianza, giustizia e libertà che si sono voluti affermare a partire dall’Illuminismo fino al Socialismo.

Quelle che seguono sono alcune idee alle quali si possono e si devono ovviamente aggiungere tantissime altre. Penso però che dobbiamo dimostrare di essere capaci di avere fantasia e di saper percorrere nuove strade coraggiose, anche prendendo ispirazione dalle esperienze altrui e dal nostro stesso passato.

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Aprile 2012 17:39
 
Salviamo i referendum. Appello al PD PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Dall'Agata   
Lunedì 19 Dicembre 2011 19:40

Il PD ha presentato il 18 aprile, come rivela Antonio Di Pietro dal suo sito, una proposta di legge per restringere al massimo le figure legittimate ad autenticare le firme per la presentazione di liste elettorali, di proposte di legge di iniziativa popolare, di richiesta di indizione di referendum. Attualmente, oltre ai funzionari pubblici, possono procedere alla autenticazione delle firme degli elettori i consiglieri e gli assessori comunali, e i consiglieri provinciali. Prima del 1999 era invece necessario recarsi presso gli uffici comunali, oppure doveva essere presente un notaio, per poter procedere alla autenticazione. Se i cittadini hanno potuto firmare per la indizione dei referendum su acqua, nucleare, legittimo impedimento, che si sono svolti lo scorso giugno, presso migliaia di banchetti sparsi in tutta Italia. Se un milione e duecentomila elettori hanno potuto firmare per la indizione di un referendum abrogativo dell’attuale legge elettorale tra agosto e settembre in migliaia di banchetti sparsi per il paese, è stato grazie a quella estensione del 1999. E così per centinaia di proposte di legge di iniziativa popolare su vari temi, promosse da vari soggetti della società italiana.

 La proposta di Franceschini prevede di togliere la possibilità di autenticare le firme ai consiglieri e agli assessori comunali, e ai consiglieri provinciali. In pratica addio banchetti per la raccolta delle firme, i cittadini dovrebbero andare in comune a sottoscrivere.

La ragione addotta per la presentazione della legge è che ci sarebbero stati parecchi casi di firme false nella presentazione di liste elettorali. Questo è vero, e il fenomeno riguarda perlopiù i partiti maggiori che, non si capisce in che modo, riescono a chiudere le liste dei candidati pochi giorni, o anche la sera prima della presentazione ufficiale delle firme. E quindi magicamente riescono a raccogliere in poche ore centinaia o migliaia di firme. Il caso delle regionali della Lombardia pare rientrare in questa casistica. In occasione delle ultime regionali in Veneto, il Comune di Monselice ha verificato che a firmare le liste del PDL erano stati anche tre deceduti. In Piemonte Cota ha prevalso alle elezioni grazie al sostegno di una lista, quella dei pensionati, le cui firme di sottoscrizione sono risultate falsificate, e il cui leader, eletto consigliere, è stato per questo condannato ed era già stato condannato, poi prescritto, per aver presentato firme false anche nel 2005, sempre in coalizione con il centrodestra. Questi casi vengono infatti giudicati dalla giustizia penale. Se le sanzioni non paiono adeguate a scoraggiare questo malcostume e questa truffa, allora si intervenga aumentando le sanzioni penali per chi ha autenticato e prevedendo delle sanzioni elettorali, come la decadenza per gli eletti con liste presentate grazie a firme false o lo scomputo dei voti di quella lista dai risultati finali.

 Se invece si intervenisse come propongono i deputati Franceschini e Bressa, allora il risultato sarebbe quello di limitare pesantemente il diritto e la possibilità dei cittadini di promuovere e sottoscrivere richieste di referendum e di presentare proposte di legge di iniziativa popolare.

 Noi invece riteniamo che sia una risorsa democratica importante per il paese la possibilità di indire referendum e di proporre liste elettorali alle elezioni amministrative, riducendo al minimo le incombenze burocratiche e consentendo la massima partecipazione dei cittadini alla vita democratica del paese.

 La proposta del PD è stata esaminata dalla commissione affari costituzionali e unificata, lo scorso 7 dicembre, con una proposta del deputato PDL Giorgio Merlo. Nel testo unificato viene assunta per intera la richiesta del PD di limitare al massimo il numero degli autenticatori.

 Chiediamo perciò al Partito Democratico, che in Veneto ha contribuito a raccogliere firme per i referendum sull’acqua e contro il porcellum pur non avendoli promossi, e non avrebbe potuto farlo se fosse già stata in vigore la loro proposta di legge, di intervenire presso i propri gruppi parlamentari affinché la proposta Franceschini-Bressa unificata a quella di Merlo, venga rivista nella parte in cui limita il diritto dei cittadini a sottoscrivere referendum e liste elettorali.

 Luca De Marco

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Dicembre 2011 09:42
 
Contrastare il grande saccheggio del territorio veneto PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Dall'Agata   
Sabato 17 Dicembre 2011 16:49

Pubblichiamo gli Atti del Convegno

TERRA NOSTRA
Contrastare il grande saccheggio
del territorio veneto

Atti Convegno Terra Nostra Rovigo

Relazioni al Seminario di lavoro organizzato dal
Coordinamento regionale Veneto di Sinistra Ecologia e Libertà,
sabato 22 ottobre 2011, presso la Sala Convegni dell’Archivio di Stato di Rovigo

 

 

 

“La mia non è una battaglia antimoderna ma un fatto di identità e di civiltà.
La marcia di autodistruzione del nostro favoloso mondo veneto
ricco di arte e di memorie
è arrivata ad alterare la consistenza stessa
della terra che ci sta sotto i piedi.
I boschi, i cieli, la campagna sono stati la mia ispirazione poetica fin dall’infanzia.
Ne ho sempre ricevuto una forza di bellezza e tranquillità.
Ecco perché la distruzione del paesaggio è per me un lutto terribile.
Bisogna indignarsi e fermare lo scempio
che vede ogni area verde rimasta come un’area da edificare.”
Andrea Zanzotto
da un’intervista al quotidiano La Stampa del 10 ottobre 2011

 

 

Lo scorso 22 ottobre “Sinistra Ecologia Libertà” ha organizzato a Rovigo un Convegno regionale, aperto ai movimenti e ai comitati ambientalisti, per discutere le linee guida da seguire contro lo spreco folle di territorio che le classi dirigenti venete continuano a perseguire e a favore di un nuovo sviluppo sostenibile ed eco compatibile.
L’iniziativa ha prodotto – tra gli altri – i materiali che presentiamo in questa nostra pubblicazione; non sono solo idee elaborate nella discussione, ma direttrici di mobilitazione e di lotta scaturite da un impegno di lunga lena tra la gente e culminate poi – una settimana dopo il convegno – in una partecipata manifestazione ad Adria contro l’installazione della centrale a carbone di Porto Tolle.
Il Veneto è sempre stata una delle regioni più massacrate dal cemento e dalla speculazione edilizia, anche nella fase aurea del modello economico che proponeva e che sembrava senza fine; oggi la crisi sistemica della crescita del PIL ha colpito anche le nostre terre, ma i poteri forti che qui governano e la Lega Nord si illudono di rilanciare lo sviluppo secondo i vecchi meccanismi, perpetuando anche il consumo dissennato di
territorio.
Invece tra le poche certezze che si possono affermare, una è sicuramente quella che nulla tornerà più come prima, neppure nella nostra regione.
Per uscire dalla crisi e dalla disoccupazione di massa che la caratterizza, sarà necessario rinnovare radicalmente il modello produttivo e attuare una politica industriale che salvi il lavoro e la natura, cioè le due fonti di ricchezza e di riproduzione che l’attuale sistema sta inesorabilmente distruggendo.


Dino Facchini
Coordinatore regionale Sinistra Ecologia e Libertà

 

Scarica gli Atti del Convegno Libbriccino Veneto

Ultimo aggiornamento Sabato 17 Dicembre 2011 17:28
 
Come prima più di prima. Una manovra senza equità. PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Dall'Agata   
Giovedì 08 Dicembre 2011 09:46

"Sacrifici ma nel segno dell'equità, per combattere la crisi”:

così Monti pochi giorni fa in Parlamento. La sua manovra ci consegna oggi una promessa mantenuta solo nella prima metà: i sacrifici ci sono tutti, mentre dell'equità sociale non rimane traccia.

Per questo la nostra contrarietà nel merito dei singoli provvedimenti è profonda. Nell'azione del governo cambia lo stile, ma il segno politico resta la continuità con le manovre precedenti.

 

Quella sulla prima casa è una stangata, aggravata dalla rivalutazione delle rendite catastali, mentre manca una tassazione anche minima sui veri patrimoni.

 

Sulle pensioni spariscono subito gli adeguamenti alla crescita del costo della vita, l'età pensionabile è allungata indiscriminatamente per tutti e non si distingue tra diversi tipi di lavoro; manca qualsiasi misura di garanzia di pensione futura per i giovani, già in gran parte precari e disoccupati. Ad essere più colpite sono le donne, schiacciate tra i continui tagli alla spesa sociale e l'aumento del peso familiare dentro la crisi.

 

Si aumenta l'Iva di due punti, agendo indiscriminatamente sui consumi

e penalizzando, senza distinzioni tutti gli italiani.

 

Se si passa dai tagli alla crescita, cioè al capitolo da cui dipende la vera ripresa economica del nostro Paese, ci si trova davanti il nulla: nulla sul Mezzogiorno, nulla sul dissesto idrogeologico, nulla sulle energie rinnovabili, nulla per gli investimenti in innovazione e sviluppo.

 

C'è una strada alternativa a quella del governo Monti che oggi ci consegna una recessione senza crescita, senza politiche industriali, senza lavoro:

una patrimoniale adeguata e la messa in atto, da subito, di una serie di azioni per reperire risorse a partire dai grandi patrimoni e dalle rendite.

ecco cosa proponiamo noi https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-snc4/277033_130717226961173_784432_n.jpg

www.sinistraecologialiberta.eu

 

Centralità della patrimoniale, prima straordinaria e poi ordinaria

La patrimoniale straordinaria, tassando le ricchezze finanziarie liquide del 20% della popolazione italiana più ricca, fornisce un gettito immediato di 200 miliardi di euro. L'imposta patrimoniale ordinaria produce un gettito annuo di 3 miliardi di euro.

 

Accordi internazionali contro la fuga dei capitali

Con la firma di accordo internazionale tra la Svizzera e l'Italia sul controllo e

sulla identificazione dei flussi finanziari si produce un gettito che va dai 20 ai 30 miliardi di euro.

 

Trasparenza e lotta all'evasione fiscale

Reintroduzione del falso in bilancio, l'introduzione della soglia massima di contante a 300 euro, elenco telematico clienti-fornitori per ogni impresa di qualsiasi dimensione, obbligatorietà del sistema di pagamento elettronico in tutti gli esercizi e attività professionali, dichiarazione e pubblicazione dei redditi e i patrimoni on line obbligatoria,

patrimoniale sui beni immobili, l'ICI sugli immobili di proprietà della Chiesa (oggi esentati) e addizionali Irpef su abitazioni per combattere evasione e affitti in nero.

 

Colpire i capitali scudati

Vanno attuate maggiori sanzioni per la seconda rata dei condoni IVA spariti e una maggiorazione d'imposta (dal 5 al 20%) sui capitali scudati. Con queste misure il gettito previsto è di 15 miliardi di euro.

 

Decisa lotta alla corruzione

Rafforzamento dell'attività di contrasto ed indagine in capo alla Corte dei Conti. La stima corrente della corruzione ammonta a perdite pari a 50 miliardi di euro l'anno.

 

Equità a partire dal fisco

Defiscalizzazione delle fasce deboli, con riduzione dal 23 al 20% dell'aliquota sui redditi più bassi, compensata da aliquote su redditi alti. Addizionale Irpef per le case sfitte limitatamente alle grandi città.

 

Tassazione sulle emissioni inquinanti

Una tassazione progressiva rivolta ai mezzi più potenti ed ecologicamente

inefficaci. Gettito potenziale di 500 milioni di euro.

 

Tassazione degli immobili di lusso

Oggi per castelli e immobili di pregio non è prevista alcuna tassa.

 

Ridurre le spese militari

Altri 4,4 miliardi di euro si ricavano dalla riduzione degli organici delle forze armate, dal blocco dei contratti per la realizzazione di cacciabombardieri e sommergibili, dal ritiro delle truppe dall'Afghanistan e da tutte le missioni internazionali che non abbiano la copertura dell'ONU.

 

Frequenze TV

Gettito potenziale dai 4 ai 6 miliardi di euro. Bloccare la gara che concede gratuitamente

sei frequenze tv per 20 anni alle televisioni nazionali dominanti (RAI e Mediaset). Una gara fondata sulla gratuità che permette ai vincitori di rivendere le frequenze dopo 5 anni senza alcuna autorizzazione ministeriale.

Ultimo aggiornamento Giovedì 08 Dicembre 2011 09:52
 
No alla centrale a carbone del Delta del Po PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Venerdì 21 Ottobre 2011 00:00

Sinistra Ecologia Libertà del Veneto è schierata da tempo contro la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle.

 Il Consiglio di Stato ha poi emesso – in data 17 Maggio 2011 – una sentenza che di fatto annullava la possibilità di avviare i lavori per la riconversione a carbone.

 Il referendum contro il nucleare ha rafforzato in modo significativo una nuova linea energetica fondata sul risparmio e sulle fonti pulite e rinnovabili.

 Oggi il governatore leghista del Veneto Luca Zaia, che pure si è espresso contro il nucleare, vuole cambiare la legge del parco del Delta del Po, per fare un regalo all’Enel, aggirare la sentenza del Consiglio di Stato e permettere la riconversione a carbone di Porto Tolle.

 I danni per l’ambiente sarebbero gravissimi e l’inquinamento atmosferico si estenderebbe per centinaia di kilometri, rendendo l’aria dannosa e irrespirabile in grande parte della pianura padana, in modo ben più grave che accogliendo quote contenute di spazzatura dell’area napoletana.

 Dal punto di vista occupazionale, il livello di spesa previsto dalla riconversione a carbone permetterebbe – se indirizzato alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico – l’attivazione di posti di lavoro dieci volte superiori di quelli prevedibili nella fase cantieristica e in quella di massa a regime della centrale voluta dall’Enel.

 E’ necessaria la più ampia mobilitazione per impedire le modifiche legislative regionali volute dal governatore leghista Luca Zaia e per riaprire la possibilità di una riconversione a metano della centrale.

 Sinistra Ecologia Libertà aderisce sin d’ora alla manifestazione contro il carbone proposta a Porto Tolle dal Comitato Nazionale contro il nucleare che si sta trasformando nel “Forum italiano per l’energia”.

 Mestre, 25.07.2011

Coordinamento Regionale Veneto

Ultimo aggiornamento Sabato 22 Ottobre 2011 21:06
 
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