Home Campagne Campagna Acqua Pubblica
Campagna Acqua Pubblica
Ammessi referendum su acqua e nucleare PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Giovedì 13 Gennaio 2011 09:06

Al voto su referendum per l'acqua pubblica e contro il nucleare, una battaglia per i beni comuni

Ieri la Corte Costituzionale ha deciso sull’ammissibilità dei referendum presentati dal Comitato per l’Acqua Pubblica e Italia dei Valori:

dei referendum del comitato sull’acqua pubblica, per il quale anche SEL ha contribuito alla raccolta delle firme, ne sono stati ammessi due su tre. E’ stato cassato il secondo quesito, quello che recitava:

“Volete voi che sia abrogato l’art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, come modificato dall’art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008 ?”

L’articolo bocciato aveva lo scopo di favorire la via verso la ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Abrogando il testo legislativo che obbligava gli ATO all’affidamento della gestione del servizio idrico o attraverso la messa a gara o attraverso l’affidamento ad una società di capitali, pubblica o privata. L’abrogazione di questo articolo non avrebbe consentito più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obiettivo della ripubblicizzazione.

Viene ammesso il primo quesito, che propone l’abolizione integrale dell’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europee” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166. Si tratta della norma nota come “decreto Ronchi”, dal nome dell’ex ministro delle politiche comunitarie Andrea Ronchi uscito dal Governo con la pattuglia finiana, con la quale si ribadiva l’obbligo di messa a gara o di affidamento a società di capitali per i servizi pubblici, e si fissavano scadenze precise e stringenti. Le società di gestione del servizio idrico a società interamente pubblico, la forma prevalente in Veneto, secondo questa norma cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40% e affidando la gestione al socio privato. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015. Si noti che la norma riguarda tutti i servizi pubblici a rilevanza economica, non solo il servizio idrico ma ad esempio la grossa partita del trasporto pubblico locale.

Il terzo quesito, anche esso ammesso, propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. Riguarda l’abrogazione della norma che prevede che nella fissazione delle tariffe del servizio idrico venga previsto un margine di remunerazione del 7% del capitale investito dal gestore, senza che si preveda un reinvestimento di questo margine nel miglioramento del servizio.

 Dei tre quesiti presentanti dal partito di Di Pietro, quello cassato riguardava l’acqua pubblica e proponeva che dalla normativa dell’articolo 23bis, di cui al primo quesito del forum acqua illustrato sopra, venisse espunta la parte riguardante il servizio idrico. In pratica, la norma sarebbe stata confermata per gli altri servizi pubblici e tolta solo la parte riguardante l’acqua. Ora invece sarà sottopostoal voto referendario l’intero articolo, per tutti i servizi pubblici coinvolti.

E’ stato ammesso il quesito referendario riguardante il nucleare, nel quale si propone di abolire alcune parti della legge 99 del 2009 (’Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonchè in materia di energià), che ha riaperto la strada al nucleare nel nostro Paese. Il Referendum, rispondendo ’sì, negherebbe l’eventualità di «localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare», cancellando dal testo (all’art. 25, comma 1) anche «decreti» e «procedure autorizzative». Molte sono poi le parti che il quesito propone di abrogare (a cavallo anche tra leggi diverse concernenti il nucleare). Stop anche ad Agenzia per la sicurezza nucleare e a campagna informativa: il quesito referendario ‘taglià il testo della legge (art. 25, comma 2, lettera q) quando parla di «opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare», con riferimento a «sicurezza» e a «economicità». C’è spazio anche per la cosiddetta legge 31 (un dlgs del 15 febbraio 2010) in relazione alle «strutture per lo stoccaggio del combustibile irraggiato», dei «rifiuti radioattivi», con l’eliminazione della «Strategia nucleare» come «parte integrante della strategia energetica nazionale».

Infine, è stato ammesso il referendum sul legittimo impedimento, che propone l’abolizione integrale della legge 7 aprile 2010, n. 51,  recante “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza”, e la cui legittimità costituzionale è in  corso di esame da parte della stessa Consulta.

I refendum dovranno essere indetti dal 15 aprile al 15 giugno di quest’anno. Sicuramente quelli sull’acqua e sul nucleare, per il legittimo impedimento dipenderà dalla sentenza sulla sua costituzionalità.

Ci attende insomma una battaglia per i beni pubblici, acqua e salute pubblica, e forse per "la legge è uguale per tutti". E' una buona occasione per affrontare questioni concrete e ridare fiato alla buona politica di cui sentiamo sempre più un disperato bisogno. Attrezziamoci.

 Luca De Marco

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Gennaio 2011 09:46
 
E se vi sembran poche… PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Dall'Agata   
Domenica 18 Luglio 2010 16:14

testatazza

19 luglio in Piazza Navona

19luglio

Lunedì 19 luglio ci ritroviamo in Piazza Navona alle ore 9.30 per festeggiare insieme la consegna di oltre un milione di firme per i tre referendum per l’acqua pubblica presso la Corte di Cassazione. Saranno presenti in piazza gli artisti per l’acqua e i rappresentanti delle associazioni e dei comitati territoriali, ma soprattutto ci sarà il popolo dell’acqua, quello che ha raccolto le firme in questi tre mesi di campagna referendaria. Qui il programma della mattinata.

 
Acqua pubblica! PDF Stampa E-mail
Scritto da Mattia Bertin   
Venerdì 07 Maggio 2010 00:00

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 11:27
 
Premesse all'acqua PDF Stampa E-mail
Scritto da Mattia Bertin   
Domenica 11 Aprile 2010 18:57

Quando si parla di “acqua” una premessa è fondamentale: l’acqua non è un bene commerciale, ma un diritto di ogni essere umano che risponde a un bisogno primario (direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio).

Nessun privato ha interesse ad accollarsi un servizio in assenza di un possibile profitto. La cosa non è di per sé da condannare, anzi è intelligente e ovviamente in linea con il sistema concorrenziale del libero mercato. Sennonché per ottenere tale profitto è, in alcuni casi, necessario ridurre costi e aumentare i ricavi attraverso, ad esempio, l’aumento delle tariffe o il taglio dell’offerta del servizio per chi dette tariffe non può sostenere.

Applicando all’acqua tale modello di ragionamento si verificherebbe, in nome del profitto, la tendenza a ridurre i costi attraverso l’aumento della precarizzazione del lavoro (si tratta di coloro che fanno sì che dai nostri rubinetti esca acqua di qualità), la riduzione dei costi di gestione (con conseguente peggioramento del servizio, o, addirittura, la sua interruzione per chi non è in grado di pagare), e l’aumento delle tariffe.

Queste affermazioni, che potrebbero apparire “di principio” e, come tali, improponibili agli ideologi del “fare”, valgono come ipotesi da verificare.

Negli ultimi anni la gestione privatistica dell’acqua ha determinato rilevanti aumenti delle bollette e una riduzione notevole degli investimenti per la modernizzazione degli acquedotti, della rete fognaria e degli impianti di depurazione. Rapporti recenti della Corte dei Conti hanno evidenziato come le privatizzazioni di questi ultimi anni non abbiano portato né un recupero di efficienza, né una riduzione dei costi. I servizi pubblici privatizzati: acqua, energia, tlc, autostrade devono i loro profitti soprattutto all’aumento delle tariffe, ben più alte in Italia che nel resto d’Europa.

Vale a poco ribattere che in linea di principio l’acqua resta un bene pubblico e se ne privatizza solo la gestione. Questo sì che è ideologico: nella realtà è abbastanza difficile, quanto non impossibile distinguere le due cose. La proprietà reale di un bene è di chi lo gestisce e lo eroga, stante l’enorme difficoltà del controllo pubblico: come controlleremo la qualità dell’acqua in presenza, per esempio, dei vincoli legati al cosiddetto “segreto industriale”?

Non si dica che anche questa è un’affermazione di principio! Basta considerare quanto accaduto in Italia (il Decreto Ronchi termina l’iter della privatizzazione che è già iniziata dal 1994, con la Legge Galli) a proposito di trasparenza nei dati sulla composizione dell’acqua, di effettiva capacità del controllo da parte dei comuni, di investimenti nell’ammodernamento della rete idrica. Ma ancora di più basta considerare l’inversione di tendenza di alcune realtà europee (Parigi, prima di tutto) che dal “privato” ritornano al pubblico, denunciando appunto quei fortissimi elementi di criticità che chi sostiene il referendum lamenta.

Vorrei in ultimo (ma non è la cosa meno importante) considerare che, anche in questo caso, il governo di centro-destra si imbarca in questa “riforma”, ignorando il consenso popolare che soltanto due anni fa si era raccolto intorno alla legge d’iniziativa popolare per l’acqua pubblica, in obbedienza alla logica dei “tagli” e nel tentativo di “fare cassa”. Manca anche qui un progetto di rinnovamento e di modernizzazione: una gestione pubblica affiancata da meccanismi di controllo e partecipazione sociale a imitazione di quanto in altre realtà europee si comincia a fare (vedi Grenoble e recentemente Parigi) resta il solo modo per garantire e tutelare i diritti fondamentali di fronte agli interessi economici di qualche gruppo industriale, ma soprattutto sottrarli, come prevede la Costituzione, a qualsiasi logica mercantile.

I tre quesiti referendari sono volti dunque a fermare la privatizzazione dell’acqua;  sottrarre a società di tipo privatistico il controllo e la gestione del servizio idrico; eliminare la logica del profitto dal bene comune acqua.

Anna Caterina Cabino – Sinistra Ecologia Libertà