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SAFILO COLPISCE AL CUORE IL BELLUNESE PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Giovedì 17 Maggio 2012 14:51

Con il classico, arido, asciutto, irrispettoso stile la Safilo ha comunicato: «L'azienda ha presentato il piano industriale ed ha reso noto che preliminarmente sono stati identificati 1000 esuberi sui siti italiani derivanti dal mancato rinnovo della licenza Armani».
Lo stesso stile che a metà di novembre 2011 comunicava la perdita del marchio Armani.  vedi nostro articolo di novembre 2011 http://sinistraecologialibertabelluno.blogspot.it/2011/11/normal-0-14-false-false-false_17.html#more)
Sono passati sei mesi...anzi la Safilo ha avuto sei mesi a disposizione, per progettare insieme ai lavoratori un nuovo modo d'affrontare la crisi, ma ciò non è avvenuto è si è preferito lanciare negli animi dei lavoratori ed in tutta la realtà sociale del bellunese un macigno grande come una montagna.
Il piano degli esuberi  colpirà duramente lo stabilimento produttivo di Longarone
(Belluno) e di Santa Maria di Sala (Venezia), ma rischiano di perdere il posto anche molti dipendenti della sede di Padova. 
Il grave sospetto, visto i sei mesi passati inutilmente, è che la Safilo, come buona parte delle industrie italiane, stia sfruttando la crisi economica e la frattura con il Marchio Armani per una ristrutturazione che punta alla riduzione dei diritti dei lavoratori italiani, ricattandoli con la possibilità di nuovi licenziamenti e dall'altra con un preciso progetto di delocalizzazione, per riproporre nuovi ed ancora più gravi livelli di sfruttamento di uomini e donne in Cina ed in oriente, uomini e donne che secondo le aziende italiane sono di serie b e quindi completamente indegni al rispetto, alla prevenzione e al diritto di essere razza umnana.
Pertanto piena e totale solidarietà e vicinanza da parte di Sel  ai lavoratori ed ai sindacati della Safilo in quest'ennesimo grave attentato al lavoro, ancor più grave perchè Safilo lo sapeva ed invece di concordare, da subito una strategia con i lavoratori, ha preferito attendere fino all'ultimo centimetro prima del precipizio, per poi mette sotto ricatto i lavoratori ed i loro rappresentanti sindacali.
Diego Pauletti
Presidente Sel Veneto
Federazione di Belluno

 
FELTRE PUO' CAMBIARE PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Mercoledì 22 Febbraio 2012 08:58

Si può guardare in faccia la crisi  trasformandola  in una grande occasione di cambiamento.

Venerdì scorso, 17 febbraio, Paolo Perenzin ha incontrato i cittadini nell’iniziativa pubblica promossa dalla CGIL di Belluno presso la birreria di Pedavena.

Feltre ha la possibilità e la capacità di crescere non certamente in metri cubi di cemento, ma in un progetto di sviluppo compatibile con la qualità della vita e con l’ambiente.

Se questa crisi è tanto profonda e durerà molto a lungo è evidente che spazi d’intervento e di stimolo allo sviluppo ci sono e possono essere una grande occasione, come le energie rinnovabili e in modo particolare nel feltrino l’utilizzo delle biomasse, ovviamente con progetti industriali certi e chiari ancora in fase “di progettazione di filiera corta" stimolando la selvicoltura e quindi l’occupazione e l’economia montana.

Per le altre fonti energetiche come il solare nel rispetto del territorio che non deve essere né “consumato” né tantomeno sottratto all’agricoltura, le possibilità sono eccezionali sia per recuperare aree industriali degradate, sia con l’utilizzo dei “tetti” dei numerosi immobili di proprietà del comune e delle zone artigianali e industriali, mentre per quanto riguarda l’idroelettrico ormai la maggior parte degli affluenti del Piave sono già sfruttati al massimo con serie ripercussioni sul minimo vitale e gli equilibri delle zone umide, pertanto non è possibile pensare d’istallare nuove centraline su quei pochi corsi d’acqua che rimangono.

La qualità della vita a Feltre è indissolubilmente legata alla mobilità interna dove le aree pedonali, il trassporto pubblico ed i percorsi ciclabili non solamente  possono ridurre drasticamente l'inquinamento ma riaffermare che la difesa della salute è un'impegno quotidiano, che può qualificare e migliorare la realtà di ogni cittadino.

Per quanto riguarda l’edilizia in profondissima crisi come per tutto il suo l’indotto, il risparmio energetico e il recupero dei centri storici può essere un punto di partenza importante che ha la forza e la potenzialità non solamente di recuperare una buona fetta dell’occupazione persa o precaria, ma in particolar modo di dare una grande possibilità di cambiamento nel rispetto dell’ambiente e riducendo l’inquinamento stesso (PM10), visto le particolari caratteristiche del feltrino.

http://sinistraecologialibertabelluno.blogspot.com/

 
Perenzin in pista per le comunali a Feltre PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Venerdì 06 Gennaio 2012 00:00

da Il Corriere delle Alpi del 6 gennaio 2012

Perenzin è pronto «Feltre ha bisogno di cambiamento»

Il consigliere della sinistra parla già da candidato sindaco «Ripartiamo da un confronto sui bisogni veri della città»

di Cristiano Cadoni

FELTRE

Su Facebook c’è una pagina che ha un titolo insolitamente lungo: “Per cercare di correre lontano vorremmo che fosse Paolo il nostro sindaco”. I membri, tutti di Feltre o delle immediate vicinanze, sono 374 e da settimane discutono soprattutto di due questioni: come convincere Paolo Perenzin a candidarsi alla successione di Vaccari e se il compito di sostenere questa corsa debba essere di una lista civica o del centrosinistra con il quale il “prescelto” fa squadra da anni e del quale, nonostante l’età, è diventato una guida.

Da oggi metà del dibattito si può archiviare con soddisfazione generale degli iscritti al gruppo. Dopo quattro mesi di riflessioni, verifiche e confronti, Perenzin rompe gli indugi. Non c’è più nessun ostacolo alla sua candidatura. E questo significa che, aldilà di tutte le formule dubitative che la politica impone, il centrosinistra di Feltre ha trovato (ma sarebbe meglio dire ritrovato, visto che l’accordo sul nome era già stato raggiunto a settembre) il suo leader naturale, quello che negli ultimi anni si è imposto sulla scena cittadina come il più carismatico, autorevole e competente avversario dell’amministrazione Vaccari.

«Ci ho dovuto pensare soprattutto perché volevo capire se un mio eventuale impegno fosse compatibile con il mio lavoro, ossia con l’insegnamento», attacca Perenzin. «Fra cinque o dieci anni non vorrei trovarmi nella condizione di dover fare il politico di professione perché non ho un lavoro. Quando ho capito che fare il sindaco non sarebbe un impedimento sotto questo punto di vista, ho cominciato ad ascoltare tutti quelli che mi spingevano a candidarmi. E tra questi ci sono anche tante persone che non sono della mia parte politica, che dei partiti quasi non parlano».

Cosa ti ha colpito soprattutto?

«La voglia di cambiamento, questa necessità di dare una svolta, di rompere gli schemi, di cambiare il modo con cui si guida la città. È un’urgenza che si respira, che si avverte in modo molto chiaro. E poi si sente la necessità di ricominciare da un progetto che tenga conto dei bisogni reali di Feltre. Nessuno ha in testa progetti faraonici, di soldi ce ne sono pochi e si sa. Ma tutti hanno voglia di parlare di chi siamo, di cosa vogliamo, di cosa possiamo fare per stare meglio e per aumentare la qualità della vita di questa città. Di fronte ad un’apertura così vasta e di fronte a questo entusiasmo, la mia disponibilità può diventare una candidatura, anche al di fuori di uno schema classico».

Questa tua frase farà preoccupare qualcuno nel centrosinistra...

«Tutti conoscono la mia storia e sanno da dove vengo. Ma credo che sia giusto prima di tutto intercettare questa voglia di cambiamento che non passa per i soliti percorsi, che non segue i soliti meccanismi. Poi, certo, dipende da quante di queste persone si spenderanno davvero per un cambiamento. Perché una persona sola non basta».

E nel centrosinistra cosa diranno?

«C’è un percorso politico da fare e dovrà essere fatto. Tutte le anime della coalizione ragionano sul programma e sui nomi. E proprio per rispetto verso questo percorso io annuncio oggi la mia disponibilità, in modo che ci siano tempo e modi per confrontarsi».

...e anche per fare le primarie.

«Perché no? Potrebbe essere utile per crescere, per confrontarsi, per innescare un circolo virtuoso. E anche per sgombrare il campo dalla sensazione che siano sempre e solo i partiti a scegliere. Se c’è qualcuno che ritiene di essere rappresentativo, che ha voglia di provarci, che ha idee da mettere in gioco, è giusto che le primarie si facciano. Se invece si trovasse subito una convergenza, allora se ne potrebbe anche fare a meno. Non siamo obbligati, è solo un’opportunità».

Finora però si è avuta la sensazione che il gruppo di consiglieri comunali del centrosinistra sia più unito di quanto non lo siano le varie forze della coalizione.

«Succede perché noi lavoriamo tutti i giorni su questioni concrete e su queste rinnoviamo costantemente la nostra alleanza. Ma io credo che questa sintonia possano averla anche i partiti, tra loro e con la società. L’importante è capire che a Feltre c’è molto di più di quello che i partiti rappresentano oggi. La sfida dev’essere quella di portare fuori quello che non ha un volto, una voce. Negli anni ’60 e ’70 la Dc, il Psi, il Pci sapevano farlo, oggi c’è una larga parte della società che non si sente rappresentata. Che vive nelle associazioni, nelle categorie, nello sport, ma poi non trova un riferimento nella politica. Ecco, dare voce a queste persone dovrebbe essere la sfida di tutti quelli che si candideranno a guidare la città nei prossimi anni».

Anche perché Feltre si sta dimostrando molto meno pigra e rassegnata di come la si dipingeva.

«È una città ricca di iniziative che nascono dal basso, è propositiva. E c’è tanta voglia di partecipazione. La vicenda dell’Altanon e le scelte sull’urbanistica hanno dimostrato che la politica spesso è indietro, non sa assecondare le richieste dei cittadini. Direi addirittura che in questi anni la richiesta di coinvolgimento è aumentata, anche perché chi amministrava si è isolato, convinto com’era di poter decidere da solo. Bisognerà trovare un sistema per far funzionare sempre meglio la partecipazione reale. L’assemblea sul piano di Mugnai è stata illuminante, è emersa con forza la voce dei cittadini. Ed è successo così tutte le volte che il consiglio si è aperto alla città o è andato direttamente nelle frazioni».

Questo è già un programma elettorale...

«Naturalmente ho un’idea di città, ma ci sarà tempo per parlarne. Ora credo che il punto di partenza più giusto sia proprio quello che tutti suggeriscono: individuare i bisogni veri di Feltre. Poi ci confronteremo sul traffico, sulla cultura, sull’ambiente... E sarà compito di tutti portare un contributo. Siamo soltanto all’inizio».

Ultimo aggiornamento Domenica 15 Gennaio 2012 13:12
 
son passati 30 anni, Tina Merlin PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Giovedì 22 Dicembre 2011 14:02

Cara compagna Tina, 

son passati trent'anni da quando ci hai lasciato, eppure la tua presenza è stata ogni giorno sempre più nitida e vera...vera come il sole, il vento, la pioggia e la terra, come i principi e le ragioni che ti hanno fatto, da ragazzina correre tra queste nostre montagne per portare "parole scritte" tra  i partigiani  e da donna, ti hanno fatto alzare la voce "scritta", l'unica, in questa terra aspra e dura come la pietra.
Un destino il tuo, dove ciò che sembrava un bianco-foglio muto e senza una verità, s'è trasformato, attraverso la danza delle tue dita sulla tastiera della tua macchina da scrivere, in una grande verità di lotta, contro i luoghi comuni ed una politica "criminale".


Un Veneto difficile, quando tu scrivevi, perché impregnato di sudditanza culturale ed

economica millenaria, ma tutto era comprensibile,  dopo una guerra mondiale ed una storia fatta di fame e miserie, ma oggi in quest'Italia contaminata dall'egoismo e dagli interessi ipocriti d'una padania mai esistita, in contrapposizione a questa nostra madre terra così generosa ed unica per tutti,  la tua assenza ci è ancora più pesante e tu ci manchi.

 

Tina...con orgoglio ci hai insegnato ad essere partigiani, perchè non si può far finta di nulla e ritenersi non coinvolti ed estranei a ciò che avviene nel nostro paese, per questo motivo, anche nei momenti di difficoltà, le tue parole sono state di sprone e conforto per i nostri cuori e ci hanno sempre ricordato che è possibile andare avanti e combattere per il bene comune.
Grazie amica, sorella, madre e compagna Tina, grazie ancora per il tuo Amore e grazie per essere nata bellunese e per aver lottato per questa nostra terra.


V.A.  Sel federazione di Belluno

 

 

 

 
COLPITI AL CUORE DA ARMANI PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Sabato 19 Novembre 2011 15:11

COLPITI AL CUORE DA ARMANI

Altro ed ennesimo grave colpo al lavoro ed all’occupazione nel bellunese con la notizia che il «Il gruppo Armani ha deciso di non rinnovare, il contratto di licenza con Safilo”. Poche parole, asciutte e prive di qualsiasi rispetto per le centinaia di lavoratori che nel bellunese perderanno sicuramente il proprio lavoro, senza alcuna altra alternativa occupazionale. Poche parole come una sentenza di morte per il bellunese che ha visto in questi ultimi anni “demolire” pezzo dopo pezzo le sue più importati attività industriali, mettendo a terra intere famiglie e le comunità.
Una situazione gravissima dove vi sono grandi responsabilità sia degli industriali sia di una classe politica Pdl – Lega Nord che in questi anni invece di impegnarsi, prevenire e combattere la crisi nascente difendendo il lavoro ed i bellunesi, ha preferito trasformare la “buona politica” in una tragica farsa fatta di vuoti slogan d’osteria e caccia alla poltrona ed al potere.

Nel bellunese si stava concludendo il “sogno industriale” e la disoccupazione superava 11% e il centro destra non si accorgeva di nulla, troppo impegnato a creare voragini finanziarie dentro il Bim e la provincia.
Non ci sono parole sufficientemente dure per qualificare questi comportamenti che hanno portato la nostra provincia al più grave tracollo economico dal dopoguerra, senza aver per altro alcuna prospettiva di sviluppo in nessun altro campo dell’economia o del turismo.
Una responsabilità che ovviamente deve essere condivisa anche con una buona parte dei comuni e sindaci bellunesi impegnati per decenni a farsi ogn’uno la propria piccola zona industriale, cementificando ogni spazio verde possibile, senza alcun progetto industriale complessivo e provinciale e sprecando in questo modo enormi risorse ed occasioni che non ritorneranno mai più.
Che ha servito il loro agire da primi cittadini? A che cosa sono serviti tutti i finanziamenti a fondo perduto dati agli industriali per creare sviluppo e lavoro?
Ovviamente un grazie ad Armani & C. che in nome di aggiungere milioni ai propri milioni in un momento di grave crisi, con questo atto distrugge intere famiglie e paesi, senza avere il minimo sospetto che da questa crisi non si uscirà certamente con le solite soluzioni di riduzione dei costi ad oltranza, senza tener conto delle persone, delle comunità e dell’Italia.

Diego Pauletti segretario Federazione Sel Belluno

 
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