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Belluno: no all'aumento del trasporto pubblico per gli studenti PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Venerdì 09 Settembre 2011 08:00

C'è la crisi? Arrangiatevi! 
La Provincia di Belluno cancellando l'Abbonamento Unico abbandona le famiglie bellunesi.


L’abbonamento Unico Studenti era stato introdotto nel 2005 dalla precedente giunta provinciale di centro-sinistra come riconoscimento al diritto di studio, dove  si  eliminava il pagamento per fasce chilometriche in modo tale che  tutti gli studenti della provincia di  Belluno pagavano la stessa quota pari a  234 euro, perché tutti gli studenti sono uguali e nessuno doveva essere discriminato, invece ora con la più totale non curanza l’amministrazione provinciale  Pdl  Lega Nord farà pagare alle famiglie più di 400 € ed in alcuni casi si supereranno i 500 €, disinteressandosi della crisi e di ciò che questo significa per ogni famiglia.
La provincia ed gli assessori da mesi si nascondono dietro i tagli voluti proprio dal loro governo Pdl + Lega Nord e non fanno nulla per il bellunese, forse aspettando tempi migliori (per noi o per loro?) Questi politici per l'ennesima volta tentando di nascondere l’evidenza d’una amministrazione provinciale che  non vuole riconoscere la propria incapacità
d’amministrare e quindi di rivalutare la propria gestione e le proprie priorità di spesa, preferendo far pagare alle famiglie i costi per un diritto, come quello dello studio che dovrebbe essere della massima priorità.
Qui volutamente si vuole allontanare i figli bellunesi dalla possibilità di studiare, perché con questa crisi in corso a fine anno le famiglie dovranno fare un bilancio e se saranno costrette taglieranno la possibilità allo studio per i propri figli o potrebbero essere costrette, come negli anni sessanta, dover scegliere se far studiare il figlio maschio o la figlia femmina.
Il punto centrale e proprio la distorsione progettuale dell’amministrazione provinciale Pdl e Lega, bloccata  da mesi in lotte di potere interne, la quale ha sempre ritenuto l’abbonamento Unico studenti come un costo da non affrontare e da scaricare sulle famiglie e proprio qui si comprende totalmente la differenza culturale e morale tra noi di Sinistra Ecologia e Libertà e gli illustri politici del Pdl e della Lega Nord, perché noi riteniamo che l’abbonamento unico non era un costo per l’amministrazione provinciale ma un investimento nei confronti dei nostri figli perché non si può ipotizzare, come pensa il centro destra, che si uscirà da questa crisi con la riduzione dei salari, della scolarità e dei diritti. Noi di Sel crediamo che si potrà uscire da questa crisi  solamente con l’eccellenza italiana, che esiste e va stimolata proprio nei studenti che  saranno i futuri cittadini italiani e che rischiana di pagare tutti gli errori e la “mala politica” di questa amministrazione provinciale e di questo governo Bossi-Berluisconi.
Le famiglie sono in difficoltà e la provincia ed i comuni, invece di sostenerle tagliano i servizi ed aumentano le tariffe dimenticandosi che questi politici, più o meno di carriera, sono stati eletti solamente per difendere i diritti di tutti e per aiutare i giovani ad avere delle prospettive future. Pertanto, non deve esistere né l’idea né la possibilità che la provincia di Belluno in sinergia con i comuni bellunesi non si facciano carico di questo spesa d’investimento e riportare l’Unico a 234 €
L’idea arcaica che non  è proprio necessario studiare, perché basta la volontà di lavorare e di essere un grande lavoratore, cozza con la realtà globale di altri paesi (con salari bassissimi)  dove i nostri figli dovranno competere non con la forza dei loro muscoli  ma essenzialmente con le loro intellettualità, creatività ed ingegno il quale ha bisogno di una scuola pubblica, efficiente e della possibilità per tutti , maschi e femmine, di accedere allo studio.
Questa crisi sembra giorno per giorno una meravigliosa scusa per chi vuole svuotare lo stato italiano, privandolo di qualsiasi eccellenza in favore del privato e della privatizzazione dove ovviamente i lavoratori ed i loro figli dovrebbero essere una muta forza lavoro a bassissimo costo. Quindi si comprende perchè si voglia privatizzare tutto come il trasporto pubblico, l'energia, la scuola e la sanità
Per questo motivo noi di Sinistra Ecologia Libertà lanciamo una mobilitazione provinciale contro  il caro scuola sia nei confronti dei trasporti sia nei confronti del tetto di spesa per i libri perché tutti gli studenti bellunesi abbiano la possibilità di studiare con efficienza e serenità.
PS: Visto il momento di crisi profonda  e visto che alcuni assessori provinciali hanno doppi e tripli incarichi retribuiti, anche in consigli d’amministrazione (Bim) sarebbe opportuno che gli assessori rinunciassero al 50% di tutte le loro retribuzioni, in favore degli studenti e della scuola bellunese, perché se la scuola ed i giovani hanno bisogno d’imparare, anche alcuni esempi di moralità politica potrebbero essere importanti e salutari per il bellunese.

http://sinistraecologialibertabelluno.blogspot.com/

 

 
L’ambiente rappresenta il nostro futuro PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Sabato 06 Agosto 2011 07:37


L’annuncio del presidente Zaia di voler vendere le proprietà della Regione Veneto  in Cansiglio ed in tutto il Veneto non ci stupisce affatto, anzi rientra in quella filosofia che “loro” (Pdl – Lega) chiamano di mercato, dove ogni cosa di valore va data o regalata al privato, il quale forse sarà o non sarà in grado di gestirla, ma sicuramente sarà fondamentale per garantire alla “casta politica” la sua sopravvivenza e di continuare, come hanno fatto in questi ultimi decenni, a gestire la cosa pubblica come se fosse “cosa loro”. Il problema sta proprio qui, sulla gestione pubblica delle cose pubbliche, le quali essendo un patrimonio di tutti devono essere mantenute, migliorate e messe a disposizione dei cittadini e non alienate per interessi politici, determinando danni irreparabili per la collettività.
Nel nostro paese, vi sono cose sostituibili ed altre che si possono ricostruire,  ma la disgregazione del patrimonio "ambientale", è una perdita senza ritorno. Qui non stiamo parlando della "bellezza" astratta od etica d'un qualcosa, ne tantomeno di paesaggio, ma di prendere atto che la classe politica-industriale ha depredato volutamente e sistematicamente la pianura veneta, con un'urbanizzazione civile ed industriale massiccia, inquinando non solamente l'aria, la terra e l'acqua ma gli stessi organismi dei cittadini, causando malattie ambientali e tumori che sono la causa del dissesto amministrativo della sanità pubblica, che è uno dei capitoli di spesa più gravosi dell’amministrazione regionale.

Si è depredato la pianura, senza alcun rispetto per le persone e l'ambiente... ora forse tocca alla montagna!
Questa forse è la filosofia di Zaia, che direttamente ed indirettamente rappresenta proprio la classe politica che ha gestito la regione Veneto dalla sua nascita, pertanto non può certamente imputare ad altri le responsabilità, sia del dissesto economico del bilancio regionale sia della dissennata gestione del territorio.  Se sue e di ciò che rappresenta sono le colpe e l'incapacità  politica è pensabile, che grazie alla vendita della cosa pubblica o di beni inalienabili, come l’ambiente,  potrà  sanare il bilancio economico della Regione Veneto, essendo proprio la sua filosofia economica e di sviluppo la causa e l’origine di tutto questo disastro?   Questa crisi, sta riaffermando il raggiungimento del “punto di non ritorno” ed il fallimento del modello basato sul capitale, la finanza ed una scaltra politica d’opportunità personale, perché non più sostenibile sia dal punto etico  sia da quello ambientale. Pertanto, non è certamente vendendo le proprietà di “famiglia” che si risolveranno i problemi, ma innanzitutto cambiando modello di sviluppo, stile di vita ed evitando gli immensi sprechi che caratterizzano tutti gli enti locali ed amministrativi.
In una Regione Veneto, dove si continua a progettare nuovi mega-complessi urbani (vedi Veneto City), con un continuo aumento del traffico privato e quindi d’inquinamento, le zone protette, i parchi, i giardini pubblici e l'ambiente montano, sono la garanzia minimale di ossigeno per una sempre più asfissiata pianura. 
Pertanto pensare di svendere questo patrimonio “ARIA” e metterlo nelle mani di privati è pura follia, che tutti noi cittadini, associazioni e partiti democratici dobbiamo fermare, perché il nostro futuro è da un’altra parte, rispetto al presidente Zaia alla sua politica d’un Nord-Est disgregato ed inquinato.

Diego Pauletti, Presidente Sel Veneto.

http://ecologiaambientebelluno.blogspot.com

 
una finanziaria che peggiora la vita dei cittadini PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Mercoledì 03 Agosto 2011 10:20

UNA FINANZIARIA CHE NON RISOLVE NULLA E PEGGIORA LA VITA DEI CITTADINI


La manovra finanziaria di Tremonti, non risolve nulla ma peggiora la vita dei cittadini, non riduce il debito pubblico ma partecipa alla creazione della crisi, riduce i servizi erogati dagli enti locali aumentando la creazione d’un sempre più ampio settore di cittadini che sono costretti a vivere  o in povertà od ai limiti della sussistenza. Ovviamente nulla di strutturale e nessun accenno di cambiamento anche perché cambiare prospettiva d’interpretazione della crisi e delle sue possibili soluzione significa innanzitutto riconsiderare in termini critici che significa sviluppo e globalizzazione.
Pertanto impossibile per un governo di centro-destra rinnegare il modello di sviluppo che ci ha portato a questa ennesima crisi. Diciamo ennesima perché ovviamente non è l’unica ma solamente una delle tante e non sarà nemmeno l’ultima visto che si vuol mantenere uno sviluppo economico, finanziario,
bancario e fiscale iniquo e non etico. Tremonti sostanzialmente rimanda il grosso” della manovra al 2014, sperando che le cose o si aggiustino da sole o che sarà compito del prossimo governo di “massacrare” (scusate il termine) i cittadini. Per la riforma fiscale poco nulla  nessun tentativo di tassare le rendite, le grandi ricchezze etantomeno quello di far pagare il dovuto agli evasori.
Mentre, si colpiscono, gli stipendi pubblici, la scuola, la sanità, i disabili, aumentando l’età pensionabile per le donne, e conferma del blocco del turnover in molti Enti, e toglie certezza sulle aspettative di pensionamento.
Partirà dal 2014 il meccanismo degli adeguamenti triennali dei requisiti di età per accedere alla pensione di vecchiaia e di anzianità, sulla base della speranza di vita registrata dall'Istat (ma chi garantirà di vivere a lungo nessuno c’è l’ha ancora spiegato. Vengono confermate le finestre «mobili» introdotte dalla finanziaria del 2010, mentre per le pensioni (diciamo medie) si blocca la rivalutazione spingendo enorme  fasce di cittadini  economicamente “verso il basso” con ovvi danni ai consumi che significa ulteriore crisi per il commercio, per l’agricoltura,  e per le aziende di trasformazione ed il Made in Italy.
Per quanto riguarda la sanità si prevede tagli netti programmati per 8 miliardi di euro con l’abbassamento del tetto di spesa regionale per i farmaci, che determinerà l’aumento del costo dei farmaci a carico dei cittadini. Mentre l’introduzione di un ticket di 10 euro per le visite specialistiche e di 25 euro per le prestazioni di pronto soccorso che non siano considerate urgenti o gravi ( i “codici bianchi”) non solo colpisce in pieno petto i cittadini ma li spinge verso le strutture private determinando un’ulteriore inefficienza dell’utilizzo/sottoutilizzo delle strutture pubbliche. Ovviamente questo si manifesterà in modo drammatico in quelle province e comuni di montagna dove gli ovvi disagi, distanze e conformazione montuosa,  offriranno sempre meno servizi di qualità ed efficienza spingendo anche per queste motivazioni i cittadini all’abbandono della montagna.
Nulla c’è in questa finanziaria, né un progetto per risolvere il “problema” sanità, che non riguarda solamente l’efficienza ma in modo particolare su ciò che si deve intendere per sanità pubblica, per malattia e malato e la riconsiderazione di ciò che deve essere il farmaco. Se non poniamo al centro del problema sanità il cittadino e le sue esigenze, ineluttabilmente, come è avvenuto nel passato, la sanità sarà solamente una mastodontica occasione di guadagno per le case farmaceutiche che sono il vero potere, “occulto” causa del disastro finanziario della sanità stessa. Disincentivare le visite specialistiche come gli esami clinici, come già da anni si tenta di fare, significa solamente non fare prevenzione e peggiorare la salute dei cittadini, specialmente quella a più basso reddito fornendo nuovi e indifesi “clienti” alle multinazionali del farmaco. Il taglio ulteriore dei finanziamenti di decine di milioni di euro agli Enti Locali  non solo metterà in ginocchio definitivamente la Provincia ed i Comuni ma non risolve né il problema degli sprechi né quello d’una seria gestione del territorio . In questa situazione il problema specialmente per i comuni sarà fare cassa svendendo il proprio patrimonio, spingendo sull’edificazione incontrollata e come vuole questa finanziaria anche la vendita delle società partecipate dei Comuni, perché come si voleva per l’acqua, tutto passi in mano ai privati.
La famiglia e i cittadini in difficoltà sono completamente dimenticati come nulla si farà per combattere la povertà che interessa l’11,0% delle famiglie italiane e per arginare quel 29,2% di giovani (tra i 15-24 anni) che non trovano alcun lavoro e sono disoccupati (dati Istat, a maggio 2010). La nostra netta impressione che la manovra Tremonti assomiglia troppo a ciò che la Confindustria e Marchionne auspicano da mesi mentre nessun ripensamento è fatto sulle cause stesse della crisi dove per l’ennesima volta si tenterà di aggiustare il bilancio dello stato tagliando le risorse, le prospettive, il futuro dei giovani e di tutti i cittadini i quali saranno sempre più poveri e indifesi.
Siamo arrivati “a un bivio” da una parte il progetto Berlusconi e Lega Nord che rimandano il disastro di alcuni anni ma: certo sarà il disastro pagato da tutti noi. Dall’altra, la necessità immediata di nuove elezioni, per aprire un grande progetto di rinnovamento e riprogettazione di ciò che noi tutti vogliamo per l’Italia e per il nostro futuro, sostenuto da uno sviluppo economico opposto a quello speculativo e della finanza di Berlusconi e Lega, basato sull’etica e dove i reali interessi dei cittadini devono essere l’unico e irrinunciabile bene comune.  

Diego Pauletti

coord. prov. SEL Belluno

e presidente Assemblea Regionale SEL Veneto

Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Agosto 2011 20:31
 
Rifiuti - Riciclo - Lega Nord - Napoli PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Sabato 23 Luglio 2011 15:56

La Lega Nord attraverso Zaia ed il fido assessore all’ambiente Maurizio Conte  hanno detto il loro No ai rifiuti provenienti da Napoli, riaffermando che il dato Veneto pari al 58,3% della differenziata potrà essere ulteriormente migliorato e questo sarà uno degli obiettivi della revisione del piano regionale dei rifiuti urbani. (Gazzettino del 20 luglio. Contemporaneamente l'asserrore regionale  Maurizio Conte dichiara alla Tribuna di Treviso ( sempre il 20 luglio pag.9) che : “l’obiettivo è quello di portare sempre più rifiuti nei termovalorizzatori  per trasformali in energia e quindi avere dei riscontri economici.  
Com’è evidente Conte non solo si contraddice ma molto probabilmente ha un po’ di confusione in testa.
Come si può portare più rifiuti agli inceneritori se l’obbiettivo di tutti i comuni veneti e quello di aumentare  il riciclaggio? Più riciclaggio  significa meno rifiuti da inviare alle discariche ed agli inceneritori, quindi Conte dice una cosa  e ne pensa evidentemente un’altra completamente opposta.
Ma cosa sta facendo Napoli realmente? Parola di Tommaso Sodano, vicesindaco della giunta De Magistris ha voluto, dopo aver valutato le varie esperienze nazionali , trovare una collaborazione con  Carla Poli del Centro riciclo di Vedelago, per utilizzare quella tecnica di recupero. Difatti in quell’azienda i rifiuti, già divisi da una capillare raccolta differenziata, non si bruciano ne vanno nascosti nelle discariche, ma si recuperano, oppure si trasformano e poi si rivendono.Difatti con questo metodo si arriva ad un riciclo del 100% perché dopo aver selezionato meccanicamente i rifiuti, quello che rimane, triturato, si trasforma in una “sabbia sintetica”  utilizzata in edilizia.
Tutta la filiera del riciclo non è una questione prettamente politica basti ricordare che anche nella provincia di Belluno i famosi “sindaci imprenditori” non volevano sentir parola di riciclare più del 50%...perché il resto doveva “nutrire” gli inceneritori, per fortuna per il bellunese le posizioni sostenute dall’allora amministrazione provinciale di centro sinistra di Reolon, ha imposto il riciclaggio spinto alle comunità montane e di conseguenza ai comuni bellunesi. Pertanto non è questione di nord bravo e sud incapace ma di scelte politiche e mentre nei fatti bruciare i rifiuti per trasformali in inquinamento dell’aria, delle falde trasformandoli (il 30% ) in rifiuti speciali cozza contro qualsiasi logica ed intelligenza ma l'intelligenza non serve a certi politici ne l'evidenza. Difatti mentre i leghisti sperano in nuovi inceneritori in tutto il mondo occidentale si stanno chiudendo ed in tutto il Veneto serviranno sempre meno e si arriverà al non utilizzo totale grazie all’aumento del riciclaggio ed all’esperienza.

 

http://ecologiaambientebelluno.blogspot.com

 
Adesso il Veneto PDF Stampa E-mail
Scritto da Treviso   
Mercoledì 01 Giugno 2011 15:57
ADESSO IL VENETO

 

Innegabilmente queste elezioni hanno dato un segnale forte ed inequivocabile della richiesta  d'un cambiamento, non solamente  a livello politico ma di tutta la società che dice basta a trame di palazzo o di equilibrismi volti a non far cambiare mai nulla. 
Le scelte fatte da SEL a sostegno di candidati dalle grandi doti morali e dalla più completa trasparenza, come per Milano e Cagliari, conferma un giusto metodo d'azione che a livello nazionale dovrà concretizzarsi con le Primarie per il centro sinistra in modo tale che il candidato premier ottenga il totale ed incondizzionato appoggio di tutta la coalizzazione (comn'è avvenuto a Milano) evitando storie già viste in cui "qualcuno" spinga un suo candidato, che alla fine non viene nemmeno votato dal partito che lo ha poroposto.

VENETO
Ovviamente...il Veneto paga anche nei momenti di cambiamento il suo storico immobilismo, dove anche se la Lega tiene, vi sono evidenti segnali d'un vivido fermento che sta creando un ampio movimento unitario per battere un governo di centro-destra, che si è cristallizato e fossilizzato da quarant'anni in questa nostra regione, con tutte le caratteristiche che ne sono la genesi stessa della crisi economica e sociale. 
Un Nord Est il cui sviluppo o adirittura come qualcuno lo ha chiamato "miracolo" si è basato sullo sfruttato d'intere generazioni di veneti con bassissimi salari ed il programmato e forzato fallimento di piccoli imprenditori "terzisti", distruggendo un territorio con cave, miniere, discariche, falde d'acqua avvelenate e migliaia di morti bianche, questo è il loro "miracolo" che noi dobbiamo fermare, perchè un diverso sviluppo è possibile anche per il dormiente Veneto che non può più soggiacere alle solite ed immutabili lobbi del mattone, delle autostrade, delle piste da sci, delle fabbriche inquinanti...senza mai comprendere e voler vedere che  la forza del Veneto stesso ci circonda e ci appartiene  con delle città dalla millenaria storia ed un ambiente meraviglioso fatto di monti, fiumi, laghi, lagune, mare...un melange di bellezza che deve essere la vera forza per uno sviluppo sostenibile e compatibile con la vita dei cittadini e che nessuno mai ci potrà competere e privare se non lo sviluppo speculativo ed arrogante di Zaia e del Pdl.
Diego Pauletti
coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà Belluno
Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Giugno 2011 15:59
 
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