|
da Il Corriere delle Alpi del 6 gennaio 2012
Perenzin è pronto «Feltre ha bisogno di cambiamento»
Il consigliere della sinistra parla già da candidato sindaco «Ripartiamo da un confronto sui bisogni veri della città»
di Cristiano Cadoni
FELTRE
Su Facebook c’è una pagina che ha un titolo insolitamente lungo: “Per cercare di correre lontano vorremmo che fosse Pao lo il nostro sindaco”. I membri, tutti di Feltre o delle immediate vicinanze, sono 374 e da settimane discutono soprattutto di due questioni: come convincere Paolo Perenzin a candidarsi alla successione di Vaccari e se il compito di sostenere questa corsa debba essere di una lista civica o del centrosinistra con il quale il “prescelto” fa squadra da anni e del quale, nonostante l’età, è diventato una guida.
Da oggi metà del dibattito si può archiviare con soddisfazione generale degli iscritti al gruppo. Dopo quattro mesi di riflessioni, verifiche e confronti, Perenzin rompe gli indugi. Non c’è più nessun ostacolo alla sua candidatura. E questo significa che, aldilà di tutte le formule dubitative che la politica impone, il centrosinistra di Feltre ha trovato (ma sarebbe meglio dire ritrovato, visto che l’accordo sul nome era già stato raggiunto a settembre) il suo leader naturale, quello che negli ultimi anni si è imposto sulla scena cittadina come il più carismatico, autorevole e competente avversario dell’amministrazione Vaccari.
«Ci ho dovuto pensare soprattutto perché volevo capire se un mio eventuale impegno fosse compatibile con il mio lavoro, ossia con l’insegnamento», attacca Perenzin. «Fra cinque o dieci anni non vorrei trovarmi nella condizione di dover fare il politico di professione perché non ho un lavoro. Quando ho capito che fare il sindaco non sarebbe un impedimento sotto questo punto di vista, ho cominciato ad ascoltare tutti quelli che mi spingevano a candidarmi. E tra questi ci sono anche tante persone che non sono della mia parte politica, che dei partiti quasi non parlano».
Cosa ti ha colpito soprattutto?
«La voglia di cambiamento, questa necessità di dare una svolta, di rompere gli schemi, di cambiare il modo con cui si guida la città. È un’urgenza che si respira, che si avverte in modo molto chiaro. E poi si sente la necessità di ricominciare da un progetto che tenga conto dei bisogni reali di Feltre. Nessuno ha in testa progetti faraonici, di soldi ce ne sono pochi e si sa. Ma tutti hanno voglia di parlare di chi siamo, di cosa vogliamo, di cosa possiamo fare per stare meglio e per aumentare la qualità della vita di questa città. Di fronte ad un’apertura così vasta e di fronte a questo entusiasmo, la mia disponibilità può diventare una candidatura, anche al di fuori di uno schema classico».
Questa tua frase farà preoccupare qualcuno nel centrosinistra...
«Tutti conoscono la mia storia e sanno da dove vengo. Ma credo che sia giusto prima di tutto intercettare questa voglia di cambiamento che non passa per i soliti percorsi, che non segue i soliti meccanismi. Poi, certo, dipende da quante di queste persone si spenderanno davvero per un cambiamento. Perché una persona sola non basta».
E nel centrosinistra cosa diranno?
«C’è un percorso politico da fare e dovrà essere fatto. Tutte le anime della coalizione ragionano sul programma e sui nomi. E proprio per rispetto verso questo percorso io annuncio oggi la mia disponibilità, in modo che ci siano tempo e modi per confrontarsi».
...e anche per fare le primarie.
«Perché no? Potrebbe essere utile per crescere, per confrontarsi, per innescare un circolo virtuoso. E anche per sgombrare il campo dalla sensazione che siano sempre e solo i partiti a scegliere. Se c’è qualcuno che ritiene di essere rappresentativo, che ha voglia di provarci, che ha idee da mettere in gioco, è giusto che le primarie si facciano. Se invece si trovasse subito una convergenza, allora se ne potrebbe anche fare a meno. Non siamo obbligati, è solo un’opportunità».
Finora però si è avuta la sensazione che il gruppo di consiglieri comunali del centrosinistra sia più unito di quanto non lo siano le varie forze della coalizione.
«Succede perché noi lavoriamo tutti i giorni su questioni concrete e su queste rinnoviamo costantemente la nostra alleanza. Ma io credo che questa sintonia possano averla anche i partiti, tra loro e con la società. L’importante è capire che a Feltre c’è molto di più di quello che i partiti rappresentano oggi. La sfida dev’essere quella di portare fuori quello che non ha un volto, una voce. Negli anni ’60 e ’70 la Dc, il Psi, il Pci sapevano farlo, oggi c’è una larga parte della società che non si sente rappresentata. Che vive nelle associazioni, nelle categorie, nello sport, ma poi non trova un riferimento nella politica. Ecco, dare voce a queste persone dovrebbe essere la sfida di tutti quelli che si candideranno a guidare la città nei prossimi anni».
Anche perché Feltre si sta dimostrando molto meno pigra e rassegnata di come la si dipingeva.
«È una città ricca di iniziative che nascono dal basso, è propositiva. E c’è tanta voglia di partecipazione. La vicenda dell’Altanon e le scelte sull’urbanistica hanno dimostrato che la politica spesso è indietro, non sa assecondare le richieste dei cittadini. Direi addirittura che in questi anni la richiesta di coinvolgimento è aumentata, anche perché chi amministrava si è isolato, convinto com’era di poter decidere da solo. Bisognerà trovare un sistema per far funzionare sempre meglio la partecipazione reale. L’assemblea sul piano di Mugnai è stata illuminante, è emersa con forza la voce dei cittadini. Ed è successo così tutte le volte che il consiglio si è aperto alla città o è andato direttamente nelle frazioni».
Questo è già un programma elettorale...
«Naturalmente ho un’idea di città, ma ci sarà tempo per parlarne. Ora credo che il punto di partenza più giusto sia proprio quello che tutti suggeriscono: individuare i bisogni veri di Feltre. Poi ci confronteremo sul traffico, sulla cultura, sull’ambiente... E sarà compito di tutti portare un contributo. Siamo soltanto all’inizio». |